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Piedi sul tavolo

Nonostante tutti i buoni propositi del mondo, il tempo e l’energia per aggiornare questo blog latitano. Per questo motivo, quando si è trattato di decidere a quale parola dedicare il nuovo post, la scelta è caduta sul momento della giornata che preferisco: Feierabend. Il significato letterale è “vigilia della festa”, ma può essere tradotta come “riposo della sera” e indica il tempo libero al termine del lavoro. Tempo ritenuto sacro dai lavoratori tedeschi: ricordo che nella mia vita precedente, quando facevo la consulente informatica e gli straordinari non retribuiti erano la norma anche se non c’era nulla da fare (“Per far vedere al cliente che ci siamo” sembrava essere il motto di tutti i project manager), uno dei suddetti project manager raccontava di esserci rimasto molto male quando era andato a Monaco di Baviera e i consulenti del posto si erano categoricamente rifiutati di lavorare oltre le 8 ore pattuite se non in caso di emergenza.

Ma come, dov’è finita la famosa operosità (Fleiß) tedesca, uno dei tratti distintivi della cultura prussiana, che ha reso la Germania la locomotiva d’Europa? In realtà questo atteggiamento è perfettamente coerente: quando c’è da lavorare si lavora, anche duramente e senza lamentarsi, ma una volta fatto il proprio dovere ci si gode il meritato riposo.

La flessibilità di orario introdotta da qualche anno nel sistema tedesco, inoltre, ha permesso al Feierabend di allungarsi notevolmente: moltissimi impiegati arrivano in ufficio alle 8 del mattino e saltano la pausa pranzo per poter staccare alle 16. A volte è capitato anche a me fare telefonate dopo le 16:30 e non trovare nessuno.

Ma cosa mai ci faranno i tedeschi con tutto questo tempo libero? A volte proprio nulla, ne approfittano semplicemente per rilassarsi e riposarsi, come succede in questo video del vignettista Loriot, in cui l’agognato riposo della sera si scontra con le eccessive attenzioni di una moglie un po’ troppo premurosa:

 

Fonte immagine http://www.sxc.hu/photo/425040/

Die Mauer muss bleiben!

East Side Gallery

Causa impegni lavorativi che si moltiplicano come Gremlins sotto la doccia, non sono riuscita a seguire come si deve la vicenda dell’East Side Gallery.  Del muro che dal 1961 al 1989 è stato il confine invalicabile fra Berlino Est e Berlino Ovest rimangono oggi solo pochi settori, diventati un’attrazione per i turisti. Il tratto più lungo e meglio conservato è l’East Side Gallery, 1,3 chilometri di cemento lungo la riva della Sprea trasformati in un’opera d’arte a cielo aperto dopo la riunificazione grazie al contributo di artisti provenienti da tutto il mondo. Dopo il restauro del 2009 in occasione del ventennale della caduta del muro sembrava che la “Galleria” fosse pronta ad affrontare altri 20 anni di vita, ma qualcuno ha avuto altri progetti.

Berlino è famosa per il prezzo della vita basso e gli affitti decisamente economici. Negli ultimi anni, però, anche la capitale tedesca è entrata nel mirino della speculazione edilizia: quartieri un tempo degradati, soprattutto nella parte est, sono diventati improvvisamente cool (un esempio su tutti: Prenzlauer Berg) e i prezzi, come prevedibile, sono aumentati.

L’East Side Gallery si trova a Friedrichshain, quartiere con un’altissima concentrazione di locali notturni (la via principale della movida berlinese è la Simon-Dach-Straße, a pochi minuti di distanza) e la zona fa gola agli imprenditori. Che hanno avuto la brillante idea di costruire un complesso di appartamenti di lusso sulla sponda del fiume. E poco importa se per realizzarlo sarebbe stato necessario abbattere una parte di muro.

Ai berlinesi, invece, è importato eccome: sono state organizzate manifestazioni di protesta in difesa di quello che è diventato uno dei simboli della città e il vecchio motto “Die Mauer muss weg!” (“Il muro se ne deve andare”) è stato sostituito da “Die Mauer muss bleiben!” (“Il muro deve restare!”)  Le autorità hanno impedito la rimozione del muro, ma i lavori di costruzione continuano.

E fra le varie dimostrazioni di supporto alla causa è spuntata una vecchia conoscenza. Vi ricordate David Hasselhoff, il ricciolone che negli anni ’80 parlava con Kitt in Supercar e negli anni ’90 correva sulle spiagge della California con Pamela Anderson in Baywatch? Hasselhoff era molto popolare come cantante pop in Germania e ha partecipato al concerto di Capodanno del 1989, di fronte alla Porta di Brandeburgo, allora ancora imprigionata nella terra di nessuno. Sono rimaste negli annali la giacca con le lucine intermittenti e le sue dichiarazioni secondo le quali sarebbe stata proprio la sua canzone “I’ve been looking for Freedom” a portare all’abbattimento del muro.

Ebbene, Hasselhoff ha twittato che domenica 17 marzo sarà alla East Side Gallery per offrire il suo contributo alla causa. Chissà che giacchetta indosserà per l’occasione.

Fonte foto: Wikipedia

Parola del giorno: Ohrwurm

OhrwurmDal momento che è appena finita la maratona sanremese, ho scelto una parola del giorno a tema musicale: Ohrwurm.

Oltre a indicare un ordine di insetti (i dermatteri, detti anche forbicine), l’Ohrwurm, traduzione letterale “verme dell’orecchio”, è il corrispettivo tedesco del nostro “tormentone”. Ossia quella canzone, brano o motivetto musicale che ti si piazza in testa e non se ne va più. Può essere piacevole, se la canzone in questione è di nostro gradimento, o trasformarsi in un incubo (un tormento, appunto), se ci ritroviamo in testa qualcosa di insopportabile.

A volte gli Ohrwurm sono costruiti a tavolino: ricordo che quando uscì “Can’t get you out of my head” (titolo non casuale) di Kylie Minogue qualcuno disse che il lalala del ritornello era stato composto seguendo tutte le regole necessarie per confezionare un tormentone. Non so se sia vero, ma di sicuro l’effetto fu raggiunto.

Altre volte, invece, un motivetto diventa un Ohrwurm per caso: un classico di internet è “Leva’s Polka” del gruppo finlandese Loituma, che qualche anno fa spopolava online. È stato sufficiente prendere una parte della canzone, abbinarla a qualche secondo di un cartone giapponese in loop e il gioco è fatto.

E adesso vediamo quanto ci mettete a liberarvi da questi vermi.

Fonte immagine: yourdailygerman.wordpress.com

La non-parola del 2012

Unwort des Jahres 2012

Dopo l’ormai classico appuntamento con la parola dell’anno, tocca adesso alla non-parola dell’anno. Perché in Germania non si fanno mancare niente. Se già è molto difficile tradurre i termini vincitori della prima classifica, visto l’amore viscerale dei tedeschi per le parole composte lunghe come treni, la traduzione delle non-parole è una vera e propria missione impossibile. Detto ciò, farò del mio meglio.

Unwort des Jahres 2012
Opfer-Abo
Pleite-Griechen
Lebensleistungsrente

La non-parola del 2012 è “Opfer-Abo”, unione di “Opfer”, vittima, e “Abo”, abbonamento. Si tratta di un termine usato dal presentatore svizzero Jörg Kachelmann, accusato di stupro, per indicare che le donne sono “abbonate a fare le vittime”, cioè vengono dipinte sempre come la parte lesa anche nei casi in cui siano colpevoli.

Le altre due finaliste sono “Pleite-Griechen” e “Lebensleistungsrente”. “Pleite-Griechen” significa letteralmente “greci in bolletta”, è stato usato soprattutto su alcuni giornali, come la Bild, ed è sintomatico di come una buona parte dei tedeschi non sia entusiasta dei continui aiuti economici versati alla Grecia per salvare il Paese della bancarotta.

“Lebensleistungsrente” è una di quelle parole impossibili da rendere efficacemente in italiano (come direbbe Claudio Bisio-Paolo Limiti: “È un po’ intraducibile”). Cominciamo dal fondo: “Rente” è la pensione, e fin qui ci siamo. “Leistung” significa prestazione e “Leben” vita. Per “Lebensleistung” ho trovato la traduzione inglese “life-time achievement”. In pratica si tratta di un concetto legato alla riforma del sistema pensionistico: visto che molti pensionati tedeschi, pur avendo pagato fior di contributi per tutta la loro vita lavorativa, ricevono una pensione da fame, il governo ha proposto di introdurre una pensione integrativa per garantire a queste persone un vitalizio adeguato. Proposta che ha ovviamente scatenato un mare di polemiche.

E per il 2012 è tutto. Sono curiosa di scoprire cosa si inventeranno nel 2013.

Fonte foto: stuttgarter-zeitung.de

Parola del giorno: Vokuhila

Cominciamo il 2013 con l’angolino della parola del giorno. La parola di oggi è Vokuhila, contrazione di “vorne kurz, hinten lang”, cioè “davanti corti dietro lunghi”, equivalente dell’inglese “mullet”. Non credo esista una traduzione italiana, si tratta del taglio di capelli che andava per la maggiore negli anni ’70 e ’80, spesso abbinato a baffi di varia misura, e che ancora oggi è associato al luogo comune del turista tedesco, completo di sandali simil-Birkenstock portati rigorosamente coi calzini.

Risultati Google per "Vokuhila"

Risultati Google per “Vokuhila”

La band berlinese Die Ärzte ha persino dedicato una canzone a questo “fenomeno di costume”: “Vokuhila” da “Le Frisur”, concept album del 1996 tutto dedicato ai capelli.

Giudizio personale: questa acconciatura è accettabile solo se stiamo parlando di David Bowie nella fase Ziggy Stardust.

David Bowie sulla copertina di "Aladdin Sane"

David Bowie sulla copertina di “Aladdin Sane”

La parola dell’anno 2012

Torna come ogni dicembre l’appuntamento con la Parola dell’Anno, classifica dei dieci neologismi che hanno caratterizzato la lingua tedesca nei 12 mesi appena trascorsi. A stilare la classifica, come sempre, è la Gesellschaft für deutsche Sprache.

Fonte: www.gfds.de © ChaotiC_PhotographY - Fotolia.com

Fonte: http://www.gfds.de © ChaotiC_PhotographY – Fotolia.com

 
Wörter des Jahres 2012

1) Rettungsroutine
2) Kanzlerpräsidentin
3) Bildungsabwendungsprämie
4) Schlecker-Frauen
5) wulffen
6) Netzhetze
7) Gottesteilchen
8) Punk-Gebet
9) Fluch-Hafen
10) ziemlich beste
 
Rettungsroutine
Letteralmente “routine di salvataggio”, si riferisce alle continue misure economiche di aiuto ai paesi europei in difficoltà. La GfdS mette in luce il contrasto fra “salvataggio”, ossia una pratica di emergenza che si suppone serva solo in casi estremi, e “routine”, che richiama invece un’azione abituale.

Kanzlerpräsidentin
Fusione delle parole “Cancelliere” e “Presidentessa”, riferita ad Angela Merkel e a certi suoi atteggiamenti da pacificatrice che solitamente caratterizzano il Presidente della Repubblica e non il capo dell’esecutivo.

Bildungsabwendungsprämie
Parola composta da 3 termini e impossibile da tradurre in italiano: significa più o meno “premio di dissuasione dallo studio”. Si tratta di un’espressione usata dai detrattori dei sussidi familiari, convinti che il sussidio spinga i giovani tedeschi a riprodursi come conigli a spese dello stato invece di proseguire gli studi.

Schlecker-Frauen
Le “Donne Schlecker”, ossia le dipendenti della catena di drogherie rimaste senza lavoro a causa del fallimento del gruppo e che hanno inscenato numerose proteste nel corso dell’anno.

Wulffen
Com’era successo nel 2011 con “guttenbergen” (dal nome dell’ex Ministro della Difesa Karl Theodor zu Guttenberg), anche il verbo wulffen deve le sue origini a un uomo politico: Christian Wulff, ex Presidente della Repubblica costretto alle dimissioni in seguito a uno scandalo legato a finanziamenti agevolati e ai successivi tentativi di insabbiare il caso. Il verbo ha più significati: lasciare messaggi minatori in segreteria telefonica, accettare benefici legati alla propria carica pubblica e fare uscire la verità un pezzettino alla volta.

Netzhetze 
Versione tedesca e politically correct dell’espressione inglese “Shitstorm”, letteralmente “tempesta di merda”, usata soprattutto online per descrivere situazioni che degenerano nel caos, tipicamente riferita a blog, forum e qualsiasi sito nel quale si passa da semplici commenti a vere e proprie flame war. L’espressione “Shitstorm” è stata anche votata “Anglicismo dell’anno” nel 2011. Ai tedeschi piacciono proprio le classifiche lessicali…

Gottesteilchen
La “particella di Dio”, ossia il Bosone di Higgs, la cui esistenza è stata confermata quest’anno dai ricercatori del CERN.

Punk-Gebet
La “preghiera punk” che è costata il gulag alle Pussy Riot, colpevoli di avere osato protestare contro il grande zar Putin.

Fluch-Hafen
Gioco di parole nato dalla fusione di “Fluch”, cioè “imprecazione”, e “Flughafen”, “aeroporto”. Il termine si riferisce ai gravi ritardi che stanno caratterizzando la costruzione del nuovo aeroporto di Berlino, il Willy Brandt Berlin-Brandenburg Flughafen, la cui inaugurazione è stata più volte rimandata e i cui costi sono lievitati in modo spaventoso dall’inizio dei lavori. Sembra che un intero settore dell’aeroporto debba addirittura essere abbattuto prima ancora di essere ultimato per problemi irrisolvibili. I tedeschi, non abituati a tali inefficienze e sprechi di denaro, non l’hanno presa bene.

Ziemlich beste
Espressione che significa “abbastanza migliori” e che nasce da “Ziemlich beste Freunde” (letteralmente “Abbastanza migliori amici”), versione tedesca di “Intouchables”, film francese campione di incassi della scorsa stagione, uscito in Italia col titolo “Quasi amici”.

In attesa di conoscere la parola dell’anno 2012, inauguro la rubrica della “parola del giorno”. Rubrica che non sarà però giornaliera: in questo periodo ho già i miei problemi a incastrare due lavori, palestra e impegni vari, non mi sembra il caso di aggiungere altro. Ma se non mi do una scadenza fissa forse (e la parola chiave della frase è forse) ce la posso fare.

L’idea è nata, come spesso succede, per caso: sto cercando un vocabolo nel dizionario e capito alla lettera G. Lo sguardo mi cade su “Gänsemarsch“, che in italiano si traduce con”fila indiana”, ma letteralmente significa “marcia delle oche”. Un’immagine molto carina in una lingua che viene spesso considerata dura e fredda per l’asprezza della pronuncia, ma che sa anche regalare piccole perle come questa.

Gäensemarsch

Gli Aristogatti © Walt Disney

Non so quando sarà il prossimo appuntamento con la parola del giorno, ma vista l’immensità del vocabolario tedesco, le occasioni non mancheranno di certo!

A volte ritornano

La scorsa estate, a causa della trasferta californiana, ho dovuto rinunciare all’ormai consueto pellegrinaggio al di là delle Alpi per uno o più concerti dei Die Ärzte, simpatico terzetto berlinese di cui ho già parlato in un post precedente. Ma a tutto c’è rimedio: i tre mattacchioni, infatti, dopo un tour dal nome profetico “Das Ende (ist noch nicht vorbei)”, cioè “La fine (non è ancora arrivata)”, tornano in autunno con il tour “Das Comeback”. E io non mi faccio certo sfuggire l’occasione.

La data più comoda (o meglio, meno scomoda) è quella del 27 ottobre a Friedrichshafen: il concerto è di sabato e la città all’estremo sud della Germania, sul lago di Costanza. Praticamente in Svizzera. Passano le settimane e finalmente eccomi qua, pronta a partire. Il 26, per scrupolo, controllo le previsioni meteo: in mattinata è prevista pioggia, nel pomeriggio e in serata neve. Come neve? A ottobre?! Va be’, sono sopravvissuta a un concerto all’aperto a Capodanno a Colonia, sopravviverò anche a questo.

Il viaggio parte subito col piede sbagliato: il treno è italiano (speravo in un bel treno svizzero), il mio posto riservato è scomparso e appena passato il confine un controllore mi dice che non farò mai in tempo a prendere la coincidenza a Zurigo. Ma come, ci sono 25 minuti fra un treno e l’altro e siamo partiti in orario! Per qualche motivo a me ignoto, però, l’arrivo è previsto con almeno 40 minuti di ritardo, quindi mi tocca andare a farmi cambiare il biglietto e saltare su un treno fino a Schaffhausen, dove devo aspettare un’oretta la mia seconda coincidenza. Ne approfitto per fare un giro nel centro storico.

Fontana a Schaffhausen

Fontana a Schaffhausen

Arrivo a Friedrichshafen senza problemi, lascio lo zaino in ostello e vado alla fiera, dove si tiene il concerto. Gli Ärzte non deludono mai: più di 3 ore di concerto e né loro né il pubblico sembrano stancarsi mai. Il 27 ottobre è anche il compleanno di Farin Urlaub, il chitarrista, e ogni tanto spuntano cappellini di carta, palloncini e parte un “Happy birthday”. Durante “Unrockbar” la band chiede come al solito al pubblico di sedersi per terra e saltare in piedi all’inizio del ritornello. Un gruppetto di fan approfitta del momento di relativa calma per accendere qualche stellina e infilzarla in un dolce a mo’ di torta con le candeline. Commento di Farin: “Qui abbiamo dei professionisti”.

Nel mezzo del casino

Durante le canzoni più punk non mancano i patiti del crowdsurfing. Per la prima volta nella mia vita, e anche in quella di chi sta sul palco, fa crowdsurfing anche un ragazzo in sedia a rotelle, che viene trasportato fino alla prima fila con tutta la sedia. Respect.

Più o meno a metà concerto mi giro e, nel mezzo del casino, vedo una mia amica di Berlino. Baci, abbracci e “Oh my God” a non finire. E non mi faccio mancare un’altra carrambata alla fine del concerto, quando incontro un’altra amica, con la quale ho girato la Germania in lungo e in largo. Mi scende quasi la lacrimuccia. Entrambe vanno anche al concerto del giorno successivo e alloggiano in alberghi diversi, quindi ci salutiamo e alla prossima.

La mattina successiva approfitto del tempo che mi rimane per fare una passeggiata sul lungolago. Se la temperatura non fosse polare apprezzerei di più il giro turistico. Il simbolo di Friedrichsfahen è lo Zeppelin, in onore della fabbrica di dirigibili fondata dal conte Ferdinand von Zeppelin, e se ne trovano un po’ ovunque.

Zeppelin

Il viaggio di ritorno fila liscio e l’unica nota negativa è il controllore italiano che ci degna della sua presenza soltanto a 5 minuti dall’arrivo e si ostina a parlare in italiano con due turiste mediorientali che tornano dalla svizzera cariche di borse griffate. Vedendo le loro espressioni perplesse, traduco in inglese quello che dice il controllore, che continua comunque a parlare, parlare, parlare e si lascia scappare due tizi che stavano palesemente viaggiando senza biglietto. Complimenti.

Il passaggio dalla stazione ferroviaria a quella della metropolitana è uno shock come al solito (riusciranno a sistemarla per l’Expo?), ma decido di ignorare tutto: non voglio rovinare il buon umore di questo weekend.

PS Peccato che due giorni dopo sia arrivato il conto da pagare: sciarpa, guanti e vestiti pesanti non sono bastati e sono a casa col raffreddore. Altro che Dottori…

La battaglia del pene

Altro che spread fra Bund e BTP, il differenziale che interessa davvero a italiani e tedeschi (maschi) sembra essere quello relativo all’organo riproduttivo. Maschile, ovviamente. Almeno stando a quanto riportato da alcuni siti (blitzquotidiano, giornalettismo) che rilanciano una notizia pubblicata dal tabloid tedesco Bild (per intenderci: quello con le donne in topless in prima pagina, il corrispettivo crucco del Sun).

L’articolo in questione riprende una ricerca italiana dell’Università di Padova, secondo la quale “il membro italico si è perso quasi un centimetro in 50 anni, da 9,8 a 8,9.” Ma niente paura: sembra che con l’avanzare dell’età siano i tedeschi ad avere i maggiori problemi. Pare, infatti, che in età adulta gli uomini d’Oltralpe soffrano più spesso di disfunzioni erettili, probabilmente collegate ad un maggiore tasso di obesità.

Insomma, siamo nel 2012 e stiamo ancora a guardare chi ce l’ha più lungo e a dire che tanto le dimensioni non contano, l’importante è saperlo usare. I soliti discorsi del cazzo.

Umorismo d’oltralpe

La transferta californiana è ufficialmente finita (e anche da un po’) e il blog torna a occuparsi di “cose tedesche”. Gli argomenti non mancano, dal voto della Corte Costituzionale tedesca a favore del “fondo salvastati” (nome ufficiale “European Stability Mechanism” o ESM) alla apparente nuova ondata migratoria dei giovani italici in terra di Germania, ma preferisco iniziare la settimana con un sorriso.

Vignetta tratta dal fumetto Nichtlustig, pubblicato in Italia col titolo “Non c’è niente da ridere”. Si traduce più o meno così:

Vampiri svedesi

“No, non è un gruppo sanguigno. E adesso lasciami in pace che devo montare ‘sta cosa”.

Per chi non parla tedesco: il nome del “mobile” da montare, “Sårg”, è un gioco di parole, “Sarg” in tedesco significa “bara”. Sì, lo so, mi diverto con poco.

Buon lunedì a tutti!

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