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Archive for novembre 2009

Trasferta dresdese

Da brava pendolare del rock, mi piace andare a concerti in città che non ho mai visitato, così posso unire la passione musicale alla scoperta di luoghi nuovi. Stavolta è il turno di Dresda: un paio d’ore di treno da Berlino, venerdì sera concerto al “Vecchio Macello”, sabato dedicato al turismo.

Il mio ostello è nella Neustadt, la “città nuova”, costruita dopo che quella vecchia era stata rasa al suolo durante la Seconda Guerra mondiale. Particolare per i curiosi: la città nuova è in realtà più vecchia della città vecchia (Altstadt), visto che quest’ultima è stata completamente ricostruita nel Dopoguerra.

Per raggiungere la Altstadt devo prendere la via principale, che sia chiama… Via Principale (Hauptstraße). I tedeschi, si sa, sono molto concreti: se una strada è quella principale, perché chiamarla in un altro modo? La via ha una zona pedonale alberata al centro e due file di palazzi con portici e negozi ai due lati. Già a prima vista si capisce che siamo nella ex-DDR: i palazzi sono quadrati, hanno le finestre quadrate, i balconi quadrati, e sono tutti uguali.

Fonte foto: Wikipedia

Ma la Sassonia, il Land di cui Dresda è capitale, è il più ricco fra i Länder che appartenevano alla Germania Est: molte palazzine sono state ristrutturate, hanno colori vivaci e un aspetto moderno. Il contrasto con quelle ancora “da sistemare” è nettissimo.

Passo oltre la statua dorata di re Federico Augusto I a cavallo e mi avvio sull’Augustusbrücke, il ponte sull’Elba. Circa a metà del ponte vedo quella che sembra l’onda di Hokusai: è il memoriale dell’alluvione che sommerse la città nell’estate del 2002. Mi ricordo che, quando è successo, dovevo rientrare da Rodi; all’aeroporto c’era un gruppo di dresdesi accampati sulle poltroncine che non aveva idea del perchè il loro volo fosse così in ritardo. Probabilmente perchè l’aereo con cui sarebbero dovuti tornare si era trasformato in un sottomarino.

La Altstadt è abbastanza piccola e si visita a piedi in poche ore. La Frauenkirche purtroppo è chiusa, ma riesco a visitare lo Zwinger in tutta calma. Credo che sia quanto di più barocco abbia mai visto, Vaticano a parte: colonne, statue, putti, perfino una cascata; i principi di Sassonia non si facevano mancare niente.

Chissà cosa avrebbe pensato la nobiltà sassone dei palazzoni sorti appena dietro al loro palazzo:

L’ora del rientro si avvicina e mi avvio verso la stazione centrale percorrendo la classica via pedonale costeggiata da negozi che caratterizza un po’ tutti i centri delle città tedesche. Anche qui i palazzi sono molto quadrati ma, appena prima della stazione, mi imbatto in qualcosa di inaspettato: la Kugelhaus, letteralmente “Casa-sfera”. Come dire, da un estremo all’altro.

Fonte foto: Arbonia.de

Alla fine della giornata sono stanca, ma soddisfatta della mia trasferta. E, una volta tanto, non ho neanche dovuto espatriare.

Foto: dove non diversamente specificato © Alessandra Ocarni

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Celebrity spotting

Pausa pranzo in un ristorante italiano vicino alla Friedrichstraße, chiacchiero con le colleghe mentre aspetto la mia pizza. Mi cade l’occhio sul tavolo accanto al nostro. Io quella ragazza l’ho già vista. Mi passano davanti così tante facce ultimamente, che non riesco a ricordarmi se l’ho vista in TV, in ufficio o a qualche concerto. Ci rimugino un po’ su e poi finalmente ci sono: è l’attrice che interpreta la clandestina sudamericana in “Anna Winter – In nome della giustizia”, ennesima serie TV poliziesca made in Germany (Krimi) andata in onda qualche mese fa in seconda serata su Raidue. In originale il titolo è molto più breve e diretto, “Unschuldig” (“Innocente”), ma si sa, a noi piace complicarci la vita. Tra l’altro non capirò mai perché abbiano tradotto “Türkisch für Anfänger” (“Turco per principianti”) come “Kebab for breakfast”. Chiusa parentesi.

Una rapida ricerca su Wikipedia (saremmo tutti perduti senza) e ho anche il nome: Loretta Stern. Non so quanto sia effettivamente famosa qui, ma fa sempre effetto incontrare per caso qualcuno che hai visto sempre solo in TV.

Per la cronaca, questo è il secondo “celebrity spotting” che mi capita a Berlino, il primo era stato tre anni fa, quando ho incrociato il bassista dei Bloodhound Gang in giro in bicicletta dalle parti degli Hackesche Höfer, per poi rivederlo un paio di settimane dopo al concerto di Bela B a Monaco (sospetto che fosse lì per l’Oktoberfest e che si sia ritrovato al concerto per puro caso). Posso comunque confermare che è uno degli uomini più tamarri che abbia mai visto.

 

Fonte foto: Amazon.de

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L’art pour l’art

Inaugurazione di una mostra al Tacheles, il centro culturale che sembra un centro sociale. Ho stupidamente dimenticato di portare la macchina fotografica, ma per chi non sapesse di cosa sto parlando, le scale hanno quest’aspetto:


Foto scattata due anni fa, ma non è cambiato quasi nulla.

Ho un po’ di tempo prima dell’inaugurazione, ne approfitto per gironzolare nel cortile fra le varie gallerie all’aperto. Varco il portone e sento puzza di bruciato: uno degli artisti, che a vederlo così sembra un meccanico, è impegnato a saldare una delle sue opere sotto a una tettoia, circondato da sculture in progress e pezzi di metallo vari. Mi fermo un attimo a guardare un toro gigante in bronzo (credo) e passo oltre.

In fondo al cortile c’è un angolino psichedelico, con dipinti coloratissimi e intricatissimi. L’autore è seduto su una seggiola da campeggio e mangia qualcosa che sembra pasta. Sotto una tenda lì accanto c’è un’altra galleria, composta soprattutto da disegni e schizzi. L’artista non gradisce che gli avventori scattino fotografie delle sue opere, e ha appeso un cartello in bella vista:

“Io vengo forse a casa vostra a fotografare vostra moglie nuda?”

Poco dopo le 19 mi avvio verso il quarto piano (ho perso il conto delle migliaia di gradini che ho calpestato da quando sono arrivata a Berlino) per la mostra vera e propria. Il titolo è “Italian ReStyle Project”: si tratta di una serie di eventi che andrà avanti fino al 12 dicembre e che vede protagonisti artisti italiani.

Entro nella prima delle sale che ospita la mostra e vengo accolta dall’opera ritratta sul volantino: “Miss Kitty”, di Paolo Schmidlin.

Attenzione: se siete molto cattolici potreste trovare questa immagine offensiva.

Alcuni dei quadri e delle installazioni mi piacciono molto, ad esempio un alberello tutto nero con delle faccine à la Jack Skellington al posto delle foglie, o quattro teste di stoffa che penzolano dal soffitto con varie parole ricamate sulla nuca (dai Sette Vizi Capitali a concetti tipo “Capitalismo” e “Distruzione”); altri sono un po’ troppo concettuali per i miei gusti, vedi l’installazione composta da un fascio di rami e un mucchietto di terra.

Fra i vari eventi in calendario c’è anche la pièce teatrale (o guerrila comedy, come specificato sul programma) “Bye Bye Berlusconi”. L’hanno messa di mercoledì sera, ma potrebbe valere la pena perdere un paio d’ore di sonno per andare a vederla.

Informazioni e fonte foto: http://www.tacheles.de

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Approfittando della giornata di sole e della temperatura quasi primaverile, mi sono decisa ad andare al Flohmarkt am Mauerpark, un mercato delle pulci a Prenzlauer Berg, quartiere chic-alternativo di Berlino.

Un po’ Fiera di Sinigallia, un po’ Oh Bej Oh Bej dei tempi migliori (questa la capiscono solo gli amici milanesi), ci si perde fra bancarelle che vendono di tutto, dai mobili usati ai vestiti fatti a mano, dai dischi in vinile alle vecchie macchine fotografiche Polaroid. Ci sono ragazzine coi capelli rosa e sessantenni tatuatissimi, coppiette coi dreadlocks e famigliole in gita domenicale. Tanti i turisti con la macchina fotografica al collo che si fermano a mangiare una crêpe o una pannocchia al burro.

Accanto all’area del mercato, musicisti improvvisati si esibiscono fra gli applausi del pubblico, un DJ suona musica techno, qualcuno fa volare un aquilone.

Prima di rientrare, mi regalo un souvenir degli anni ’80:

Im Schatten der Ärzte

Ci tornerò ancora, e temo che spenderò un sacco di soldi.

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Aaattenti!

La settimana scorsa ho iniziato un Praktikum presso una società che organizza conferenze e già il secondo giorno sono stata spedita “sul campo” per vedere come funziona il tutto a livello pratico. Si trattava di una conferenza sull’evoluzione del ruolo delle forze armate tedesche, austriache e svizzere in patria e nel mondo, e gran parte dei partecipanti era costituita da generali, ammiragli e ufficiali di vario grado, tutti con la loro bella uniforme grigia (o marrone nel caso degli ufficiali austriaci), oltre che da rappresentanti di ministeri ed enti pubblici. Numero totale di donne presenti: due, una delle quali partecipava in qualità di relatrice per conto della Croce Rossa. Per la serie: i maschietti giocano alla guerra, le femminucce fanno le crocerossine (dicesi anche “Sindrome di Candy Candy”).

Candy Candy© Yumiko Igarashi

L’atmosfera era molto seria e formale, ma sono riuscita a scovare qualche dettaglio che mi ha rallegrato la giornata: il moderatore con l’orecchino da pirata e i calzini color salmone; un paio di delegati seduti in ultima fila che cercavano di combattere la noia scarabocchiando sul block notes o che si grattavano l’orecchio con la matita; il generale burlone che faceva battute; e, per finire, il mio preferito: il pezzo grosso di un’azienda fornitrice dell’esercito tedesco che, arrivato quando la pausa pranzo stava per finire, ha chiesto con fare preoccupato all’organizzatrice: “Domanda fondamentale: è rimasto qualcosa da mangiare?”

Saranno anche militari impettiti o alti funzionari incravattati, ma sono pur sempre esseri umani.

Fonte immagine: http://www.onlyshojo.com/candyinizio.htm

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9 novembre, vent’anni dopo

9 Novembre 2009, Berlino. Migliaia di persone per strada, la pioggia non ferma la festa. Le mille tessere di domino ad altezza muro sono pronte a cadere, partendo da Potsdamer Platz fino ad arrivare sulla riva della Sprea, dietro al Reichstag. Sento parlare tedesco, italiano, inglese, spagnolo. Si mangiano bretzel e Currywurst, si brinda con birra e Glühwein. Arrivo sulle note di “Wind of change” degli Scorpions (il massimo del kitsch ma, vista l’occasione, chiudiamo un occhio) e cerco un posticino per godermi lo spettacolo. Alzo lo sguardo verso la Porta di Brandeburgo e parte “Heroes” di David Bowie. Ho i brividi, e non solo per il freddo.

DominosteineLa “mia” tessera di domino, pronta a fare la sua parte.

Mi avvio verso il fiume, dove la strada è meno affollata. La pioggia si fa sempre più leggera e alle 20:20 possiamo finalmente chiudere gli ombrelli. Appena in tempo: passano cinque minuti e lo spettacolo comincia. Con l’aiuto dei volontari, imbacuccati nei loro impermeabili argentati, le tessere cadono, una dopo l’altra. I bambini gridano, gli adulti applaudono, le macchine fotografiche scattano a ripetizione.

Forse è vero che è stato solo un grande evento mediatico che interessava più ai turisti che ai berlinesi, ma sono contenta di poter dire “Io c’ero”.

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Intervallo

INTERVALLO

Ci scusiamo con i lettori per l’interruzione, i post riprenderenno appena possibile.

Sto diventando veramente pigra, non aggiorno il diario di viaggio neanche nel weekend. Per lo scorso fine settimana, però, sono scusata, visto che sono tornata in patria per una visita lampo: volo di andata venerdì sera alle 21:30, volo di ritorno domenica sera alle 19:30.

In meno di due giorni ho (nell’ordine):

– fatto la vaccinazione anti-influenzale (quella per l’influenza normale, l’H1N1 mi sembra solo un grande spauracchio mediatico);

– aiutato mia madre a preparare le lasagne (pasta, ragù e besciamella rigorosamente fatti a mano);

– mangiato una pizza con gli amici (quelli rimasti a Milano);

– avuto la febbre (è normale che venga un po’ di febbre dopo una vaccinazione, ma visto che, contemporaneamente, ho anche dovuto sopportare i classici “problemi femminili” e ho preso due aerei in poco meno di 48 ore, mi sentivo veramente a pezzi);

– mangiato le lasagne di cui sopra;

– salutato mia madre in lacrime (era lei in lacrime, non io) all’aeroporto prima di ripartire con lo zaino pieno di roba come se dovessi andare al Polo Nord.

La settimana appena passata non è stata da meno: ho iniziato il Praktikum, partecipato a una conferenza e rincontrato delle amiche ad un concerto; ma di questo parlerò più in dettaglio in un post a parte, ci sono delle chicche che vanno assolutamente condivise.

Continua…

Fonte foto: http://www.caratv.net

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