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Archive for marzo 2010

Più ho a che fare con la lingua tedesca, più mi convinco che “i tedeschi hanno una parola per tutto” – frase che ripeto abbastanza di frequente. Questo è dovuto non solo alla presenza di parole composte, solitamente lunghissime, che esprimono con un solo vocabolo concetti che in italiano necessitano di giri di parole infiniti (uno dei miei esempi preferiti è “Schadenfreude”, ossia “il gioire per i guai di qualcun altro”), ma anche a parole che testimoniano la sottigliezza e le sfumature di cui è capace quest’idioma.

Ne è un esempio il “doch”, congiunzione usata per rispondere in modo negativo a una frase negativa. Vi è già venuto il mal di testa, vero? Vi faccio un esempio concreto.

Se, in italiano, alla frase “Non abbiamo più pane” rispondo con un “No”, la mia risposta potrebbe essere interpretata in due modi diversi:

1) “No, effettivamente non abbiamo più pane”

2) “No, guarda che ne abbiamo ancora”

Visto che la mente tedesca non potrebbe sopportare un tale livello di imprecisione, si sono inventati il “doch”: se rispondo semplicemente con “ja” o “nein” (“sì” o “no”), vuol dire che no, non ne abbiamo; se dico “doch”, vuol dire che no, ne abbiamo ancora. Senza bisogno di girarci attorno.

A livello teorico so benissimo come funziona il giochino, ma, nonostante tutto, non sono ancora riuscita a interiorizzare il doch, e mi capita spesso, soprattutto se sono nel bel mezzo di una discussione, di dire semplicemente “Nein”. Solo che poi mi tocca specificare, insomma, faccio il doppio della fatica.

Il tedesco è una lingua difficile; ma se proprio dovessi trovarmi in difficoltà, so che posso telefonare a uno dei due numeri verdi per le emergenze linguistiche: quello della redazione del Duden (il corrispettivo tedesco del dizionario Garzanti), oppure quello della Gesellschaft für die deutsche Sprache (in pratica l’Accademia della Crusca d’Oltralpe), dove un team di esperti è sempre a disposizione per risolvere ogni dubbio. E con una grammatica del genere, secondo me non si annoiano di certo.

PS Se siete interessati all’argomento, vi consiglio “Piccolo viaggio nell’anima tedesca“, un libro breve ma molto interessante scritto da Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi.

Photo © Guillermo Ossa

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Destinazione Berlino – 3

Parte 1: I classici
Parte 2 : I nuovi classici

Da bravi turisti avete visto i monumenti, visitato magari un paio di musei, scattato tante foto, macinato chilometri a piedi. Direi che adesso vi meritate una pausa.

Essen und trinken

L’italiano in vacanza, ammettiamolo, trova sempre da ridire sul cibo locale, ovunque si trovi. Non ho ristoranti italiani da consigliarvi; ce ne sono sicuramente di ottimi, ma io preferisco provare cose particolari quando non sono in patria, quindi, per chi vuole provare l’ebbrezza del cibo “Made in Berlin”, ecco qualche dritta.

Iniziamo subito col dire che in Germania, in generale, non c’è la “cultura” dello stare a tavola come da noi, quindi si è sviluppato soprattutto lo street food. Due in particolare sono tipici: currywurst e döner kebab, entrambi venduti praticamente ad ogni angolo di strada.

Il Currywurst, würstel condito con salsa a base di ketchup, tabasco e curry, è uno dei piatti tipici di Berlino. Nato nel secondo dopoguerra, i berlinesi gli hanno anche dedicato un museo, il Currywurst Museum, appunto. Due chioschi storici sono Konnopke’s a Prenzlauer Berg (U-Bahn Eberswalder Straße), il più vecchio della città, e Curry 36 a Kreuzberg (U-Bahn Meringdamm), che si dice sia il migliore di tutta Berlino.

Diffusissimi sono anche i chioschi di Döner Kebab. Quando frequentavo il corso di tedesco andavo spesso a pranzare da Ali Baba, sulla Kastanienallee, e sia i loro kebab che i falafel sono deliziosi. Ma è difficile trovare un kebab veramente cattivo, con tutta la concorrenza che c’è. State solo attenti quando vi chiedono se volete la salsa piccante (scharf): è veramente piccante!

Per chi ha nostalgia di casa, sempre sulla stessa via, in direzione della fermata di Eberswalder Straße, si trova la Focacceria Naturale. Non so come siano gli altri piatti, ma le focacce sono ottime. E poco distante, sempre sulla Kastanienallee, c’è il Prater, il Biergarten più vecchio di Berlino, per gustarsi una birra all’aria aperta – tempo permettendo. Agli amanti del sushi, invece, consiglio  Ishin, di cui ho già parlato in questo post.

Se avete voglia di un ristorante “tradizionale” e volete sperimentare la cucina tedesca, fermatevi alla Kartoffelhaus #1 sulla Karl-Liebknecht-Straße (fermata S+U-Bahn Alexanderplatz). Tutti i piatti hanno come ingrediente principale le patate, regine incontrastate della cucina teutonica.

Avevo detto che non ho ristoranti italiani da consigliare; mi è venuto in mente che uno invece lo conosco: si chiama Via Nova e lo trovate in Universitätsstraße 2. I prezzi sono decisamente più alti dei posti che ho nominato fino ad ora, ma se proprio sentite il bisogno di un piatto di pasta come si deve, qui andate sul sicuro.

Sulla Oranienburgerstraße, vicino agli Hackesche Höfe, trovate invece The Sixties Diner, un locale in perfetto stile diner USA anni ’50. I prezzi sono un po’ alti rispetto alla media berlinese, ma l’atmosfera è simpatica e le porzioni abbondanti.

Chi vuole provare l’ebbrezza di un fast food made in Germany può fermarsi in uno dei tanti Nordsee, dove tutto è a base di pesce. Fritto, arrosto, crudo, non avete che l’imbarazzo della scelta.

Quasi tutti i ristoranti offrono piatti vegetariani, ma se ne volete uno vegetarian friendly al 100%, fate un salto da Yellow Sunshine, Wiener Straße 19 (U-Bahn Görlizer Bahnhof). Insalate, hamburger, dolci, tutti rigorosamente vegetariani o vegani. E buonissimi.

E, last but not least, il tempio di ogni buongustaio che si rispetti: l’ultimo piano del KaDeWe, i grandi magazzini più famosi e costosi di Berlino. Per i primi cinque piani sembra solo una versione più chic della Rinascente di Milano (o il corrispettivo tedesco di Harrod’s), ma arrivati al sesto piano tutto cambia: non solo ci sono bar e ristoranti che offrono prelibatezze varie, ma anche banconi, stand e scaffali stracolmi di cibo. Qualsiasi tipo di cibo, proveniente da qualsiasi parte del mondo. Pasta, cioccolato, spezie, liquori. Se vi manca un ingrediente e avete girato inutilmente tutti i supermercati della città, qui lo troverete. Provare per credere.

Questo per quanto riguarda il cibo. E per uscire la sera? Anche qui c’è l’imbarazzo della scelta. La zona più frequentata è di sicuro quella attorno alla Simon-Dach Straße (S+U-Bahn Wahrschauer Straße), nel cuore di Friedrichshain. Qui il problema principale sarà decidere quale locale scegliere, vista l’abbondanza di offerta.

Sotto ai binari della U-Bahn di Wahrschauer Straße si trovano invece alcune discoteche molto “in”, per chi avesse voglia di ballare. Nel fine settimana i mezzi funzionano per tutta la notte, quindi non correte il rischio di rimanere a piedi.

Bene, il mio bigino turistico a tema Berlino finisce qui. Mancano molte cose all’appello (l’SO36 sulla Oranienstrasse, locale storico della scena punk; il White Trash sulla Schönhauser Allee, un po’ ristorante, un po’ tattoo studio, un po’ locale di musica dal vivo; una quantità di locali sparsi per tutta Kreuzberg e Prenzlauer Berg; i centri commerciali per i fanatici dello shopping, vedi Alexa, dietro ad Alexanderplatz), ma è impossibile racchiudere Berlino in così poco spazio. Diciamo che questo potrebbe essere un inizio, un concentrato da arricchire quando si è sul posto.

Buon viaggio e buon divertimento!

Immagine The Sixties Diner © The Sixties Diner

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I berlinesi, almeno in Germania, non sono famosi per la loro cortesia. Da noi c’è, tanto per dirne una, il luogo comune del genovese tirchio; qui quello del berlinese maleducato. Si dice che, se ti capita di chiedere un’informazione per strada, potresti sentirti dire “Cos’è, mi hai preso per un ufficio informazioni?”

Ne ho parlato con la mia coinquilina, berlinese al 100%, che ha confermato; mi ha anche detto che, se un berlinese capita in Baviera, si sente preso in giro, perché laggiù le persone danno sempre del lei e dicono “grazie”, “prego” e “per favore”. Gente strana, i bavaresi.

Questo caratteraccio è ben noto anche alle amministrazioni locali, che hanno attivato la campagna “Herz und Schnauze” (“Cuore e boccaccia”): in pratica, si reclutano volontari che siano in grado di fornire informazioni sulla città in modo educato. Un primo esperimento era stato fatto in occasione dei mondiali di calcio del 2006, e nel 2009 l’iniziativa è partita ufficialmente.

Mi capita a volte di dare informazioni per strada e la gente non se la prende se non sono in grado di rispondere: forse perchè di solito dico “Mi dispiace, non lo so” e non “E lo chiedi a me? Cacchio ne so?” come risponderebbe un berlinese DOC.


http://www.sei.berlin.de/kampagne/herz-schnauze

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Destinazione Berlino – 2

Fonte foto: Wikipedia

Parte 1: I classici

Nel post precedente ho parlato dei classici, cioè di quello che non si può non vedere quando si va a Berlino. Ma essendo la città un grande lunapark per architetti, alle mete turistiche tradizionali se ne sono aggiunte molte altre.

I nuovi classici

A partire dagli anni ’90 gran parte delle aree che si trovavano a ridosso del Muro sono state rimesse a nuovo e, in alcuni casi, completamente trasformate. Potsdamer Platz ne è l’esempio più evidente. Agli inizi del Novecento era una delle piazze principali della città; dopo la costruzione del Muro è diventata terra di nessuno; oggi è una via di mezzo fra Manhattan e Shinjuku, con grattacieli firmati dai più famosi architetti mondiali. La zona del Sony Center, cuore del Made in Japan, è addirittura sovrastata da una cupola che riproduce la forma del Monte Fuji.

Non so se definirlo “esempio di architettura contemporanea” ma il Memoriale dell’Olocausto non è il classico monumento alla memoria. Partendo da Potsdamer Platz e prendendo la Ebertstraße in direzione della Porta di Brandeburgo, lo si trova alla propria destra: 2771 parallelepipedi di cemento posti ordinatamente in fila, ma tutti a diverse altezze. Il risultato è che, se si prova a camminare in mezzo a queste lapidi, se ne esce completamente disorientati.

È diventato una meta turistica da non perdere anche il Museo Ebraico di Kreuzberg, che già dall’aspetto esteriore si presenta come qualcosa di diverso dal solito museo. Non contiene solo testimonianze dell’Olocausto, ma racconta del rapporto fra la città e la sua comunità ebraica nel corso dei secoli. La fermata più vicina è Hallesches Tor, dove si trova anche il “Sentiero dei visionari” (“Pfad der Visionäre”): una serie di targhe dedicate a personaggi che sognavano un’Europa unita. Per l’Italia è stato scelto Giuseppe Mazzini.

Se siete appassionati di street art, date un’occhiata ai graffiti che ricoprono tutta la base dei palazzi che vanno dalla zona pedonale, dove si trova il Sentiero, verso la Wilhelmstraße.

Per avere invece un’idea dell’architettura della vecchia Berlino Est, basta prendere la metro fino alla fermata di Frankfurter Tor e imboccare la Karl-Marx-Allee (ex Stalinallee). Su entrambi i lati del viale si sviluppano enormi palazzoni in classico stile socialista ed è quasi impossibile non sentirsi come piccole formichine di fronte a costruzioni di queste dimensioni. Una sensazione simile la si prova visitando il Sowjetisches Ehrenmal di Treptower Park, memoriale dedicato ai caduti dell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale. Spazi immensi e simbologia sovietica ovunque si guardi: la Madre Russia, il soldato che calpesta la svastica, grandi tavole di pietra con incisioni che ricordano vagamente la Via Crucis, non manca niente.

Per gli appassionati di storia, o per chi soffre di “Ostalgie” (nostalgia dell’Est) c’è anche il DDR Museum, dove si può scoprire come si viveva ai tempi della Berlino socialista. Si trova sulla sponda della Sprea dietro al Berliner Dom.

Vicino alla fermata di Warschauer Straße, lungo la sponda orientale della Sprea, si snoda la East-Side Gallery: circa un chilometro di Muro ricoperto di graffiti e trasformato in galleria d’arte a cielo aperto, appena restaurato in occasione del ventennale della caduta del Muro.

Rimanendo nella parte orientale della città, non lontano da Alexanderplatz si trovano gli Hackesche Höfe (stazione della S-Bahn Hackescher Markt), cortili di inizio ‘900 rimessi completamente a nuovo, dove si può gironzolare fra negozi e localini vari. Proseguendo sulla Oranienburgerstraße si arriva alla Nuova Sinagoga, piantonata giorno e notte dalla polizia, e poi al Tacheles, centro artistico di cui ho parlato in più di un’occasione in questo blog. Vale la pena farci un salto, se non altro perché potrebbe essere chiuso da un momento all’altro.

La stazione Zoologischer Garten, quella del libro (e del film) “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, era la stazione ferroviaria principale dell’ex Berlino Ovest, e la zona attorno alla Kurfürstendamm uno dei centri dello shopping della città. Sulla Budapester Straße si trovano i resti della Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, accanto ai quali è stata costruita la nuova chiesa, affettuosamente ribattezzata “portacipria e rossetto” per via della sua forma. Continuando lungo la via si arriva allo zoo. Io ammetto di non averlo mai visitato perché gli animali in gabbia mi fanno pena, ma l’ingresso in stile orientale mi piace molto.

Agli amanti del calcio consiglio anche una visitina all’Olimpyastadion, lo stadio costruito in occasione delle olimpiadi del 1936 (stazione Olympiastadion, linea U2).

È domenica e non sapete cosa fare? Fate un salto al Flohmarkt am Mauerpark, un mercato delle pulci con decine e decine di bancarelle che vendono di tutto e perfino un angolo per il karaoke, con tanto di posti a sedere per il pubblico. Si trova più o meno a metà strada fra le stazioni della U-Bahn Eberswalder Straße (U2) e Bernauer Straße (U8).

Se siete fortunati e vi capita una bella giornata, perché non visitare la Grunewald, una vera e propria foresta all’interno dei confini cittadini, dove si trova la Teufelsberg (la “Montagna del Diavolo”), collina artificiale costruita con le macerie della Seconda Guerra Mondiale (un po’ come il Monte Stella di Milano); oppure Wannsee, uno dei laghi che si trovano nei dintorni di Berlino. Entrambi sono comodamente raggiungibili con la S-Bahn. Nel caso di Wannsee, scendete alla fermata Nikolassee se volete andare a fare il bagno (e non scandalizzatevi se sulla spiaggia trovate qualche gruppo di nudisti), oppure alla fermata Wannsee se volete visitare l’Isola dei Pavoni: con il bus 216 Pfaueninsel si arriva direttamente al punto da cui prendere la chiatta per l’isolotto.

Credo che come seconda parte possa bastare. Ma manca ancora qualcosa: tutto questo girare vi avrà messo appetito. Cosa si mangia a Berlino? E come? Visto che l’aspetto gastronomico è una delle questioni fondamentali dell’italiano in vacanza, ho deciso di dedicargli un post a parte.

Prossimamente: Essen und trinken

Links:

http://www.holocaust-mahnmal.de
http://www.pfaddervisionaere.de
http://www.mauerparkmarkt.de

Fonte foto Sony Center: Wikipedia

Tutte le altre foto sono © Alessandra Ocarni

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