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Archive for aprile 2011

Essendo questo blog nato come diario di viaggio, mi sembra sensato usarlo per parlare della mia trasferta svizzera pasquale. Piccola premessa: molte delle mie trasferte mitteleuropee sono legate a concerti: visto che uno dei miei gruppi preferiti non suona mai in Italia, sono costretta a valicare le Alpi per vederli dal vivo. Si tratta dei Die Ärzte (in italiano “I Dottori”), band berlinese sconosciuta al di fuori dei paesi di lingua tedesca, ma popolarissima in Germania, con tour che vanno in sold out nel giro di pochi giorni. Ma ogni tanto i tre dottori si stufano dei megaconcerti in location enormi e organizzano spettacoli sotto falso nome in locali minuscoli. Ed è proprio a uno di questi “concerti segreti” che ho partecipato sabato scorso.

Die Ärzte aka Laternen-Joe © Kofmehl.net

L’inizio del viaggio non è dei migliori: 35 minuti di ritardo per problemi alle porte del treno. Un classico. La signora seduta di fronte a me, un’americana che vive in Italia da 20 anni, mi chiede se vado a Zurigo a trovare la famiglia per Pasqua e io le rispondo che vado a vedere un concerto. Al che segue questa conversazione:

“Lei è tedesca, vero?”
“Ehm, no.”
“Ah, no? È milanese?”
“Sì.”
“Davvero? Complimenti!”

Rimango un attimo perplessa. Solo più tardi scoprirò che la signora usa il termine “complimenti” come intercalare e lo infila quasi in ogni frase.

A Zurigo cambio treno e arrivo a Solothurn senza problemi. Una precisazione: dal punto di vista linguistico, la Svizzera è oltremodo frustrante. Nella cosiddetta “Svizzera tedesca” i cartelli, la segnaletica e tutte le comunicazioni scritte sono effettivamente in tedesco, ma le persone parlano una variante locale che è assolutamente incomprensibile. Non solo fra loro, ma anche nei negozi, negli uffici, alla stazione. Ogni volta devo chiedere “Wie bitte?”, al che passano tedesco standard. Anche alla reception dell’ostello: il ragazzo al banco inizia a parlare, poi, vedendo il vuoto nei miei occhi, mi chiede “Soll ich Hochdeutsch sprechen?” cioè “Preferisce che parli in tedesco?” Ja, bitte.

(E comunque, l’accento svizzero fa morire dal ridere. L’effetto Rezzonico resta invariato sia in italiano, che in tedesco.)

Vista dell'Aar dall'ostello

La Fontana della Giustizia

Problemi linguistici a parte, Solothurn è una cittadina deliziosa, con la parte vecchia in stile barocco e molte fontane. (È anche detta “La città dalle 11 fontane”.) Il concerto è devastante: la setlist è tiratissima e pensata per un piccolo club punk-rock; in pratica si poga dall’inizio alla fine. Per fortuna i tre non perdono l’abitudine di sparare cazzate fra una canzone e l’altra, un classico dei loro concerti, così ogni tanto ci concedono un po’ di respiro. Alla fine della serata sono dolorante ma soddisfatta. Per tornare all’ostello devo fare un giro alternativo, perché la security del locale ha bloccato la strada dalla quale sono arrivata, probabilmente per evitare potenziali lamentele per schiamazzi da parte degli abitanti della via. La quiete pubblica prima di tutto.

La Fontana dei Pesci e la Torre dell'Orologio

Poteva mancare una mucca in Svizzera?

L'insegna di un kebabbaro nella città vecchia

La mattina seguente scendo a fare colazione e trovo ad aspettarmi, invece del solito pane a fette confezionato o dei panini avanzati dal giorno prima, del pane  rustico appena sfornato. Una delizia. E visto che è Pasqua, ci sono anche le uova sode decorate. Faccio in tempo a fare un ultimo giro per la città vecchia, trovo una pasticceria/cioccolateria aperta e compro il dolce tipico locale, un tortino a base di mandorle. I miei treni sono in orario e il viaggio di ritorno fila liscio. Comunque anche nella precisa Svizzera ogni tanto hanno dei problemi: sul tabellone della stazione di Zurigo leggo che un treno ha un “ritardo indefinito”. Come direbbe l’agente Huber: proprio brutto, brutto, brutto.

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