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Archive for luglio 2012

I love cupcakes!

Avevo già in mente un bel post a tema mezzi pubblici, ma sono intervenute cause di forza maggiore che mi hanno fatto cambiare idea. Mi spiego: ho mangiato una cupcake così buona che mi è sembrato doveroso parlare dell’argomento.

Per chi non lo sapesse, le cupcake sono dei dolci simili ai muffin, un po’ più piccoli e ricoperti di crema. Non vado matta per le creme in generale, ma queste sono divine. Il posto in questione si chiama “Yummy Cupcakes” e direi che il nome è più che azzeccato. Ci sono stata due volte a distanza di un paio di settimane ed entrambe le volte sono rimasta estasiata. Il primo assaggio è stata una chocolate coconut cream cheese: cupcake al cioccolato con crema al cream cheese e cocco. Come dico spesso in questi casi: ho visto la Madonna. Ma adoro sia il cioccolato che il cocco, quindi un po’ me l’aspettavo.

Oggi invece ho optato per una peanut butter cup: cupcake al cioccolato con cuore di burro d’arachidi e crema al burro d’arachidi. Non sono una grande fan del peanut butter, ma mi sentivo in vena di sperimentazioni gastronomiche estreme. E oltre alla Madonna ho visto anche il Primo Mobile e i cori angelici.

Peanut butter cup cupcake

Non mi stupisce che queste cupcakes siano state votate le migliori di Los Angeles nel 2011. Il menù (consultabile dal sito, ma in negozio ci sono anche altri gusti oltre a quelli elencati) cambia ogni giorno e ci sono sempre due varianti vegane. Inutile dire che ci tornerò.

PS Il sito elenca fra le future locations internazionali anche l’Italia. Il mio colesterolo trema all’idea.

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Una giornata fra le stelle

No, le stelle del titolo non sono quelle del cinema o della TV (per quelle ci sarà un post a parte), si tratta proprio di corpi celesti. Ieri sono andata al Griffith Observatory, osservatorio astronomico adagiato nel bel mezzo di Griffith Park, punto strategico sulle colline dal quale si può sia ammirare la famosa scritta di Hollywood, sia avere una panoramica dall’alto di Los Angeles. Smog permettendo.

La simpatica cappa di smog sopra Downtown LA

All’osservatorio si arriva con un bus navetta d’altri tempi con tanto di sedili in legno (scomodissimi). Anche qui, però, gli americani non si fanno mancare l’aria condizionata a palla. Meno male che ho imparato a portarmi sempre appresso il golfino.

L’interno dell’osservatorio è un piccolo angolo di paradiso per gli amanti del cosmo e della fisica in generale: informazioni sul sistema solare, la Via Lattea, telescopi, sismografi e perfino una bobina di Tesla.

Grazie a un tempismo perfetto, arrivo quando sta per iniziare la dimostrazione “Let’s make a comet”, ossia come costruirsi una cometa in casa. So che almeno una persona fra quelle che leggono questo blog apprezzerà il nome dell’auditorium dove si tiene la dimostrazione: Leonard Nimoy Event Horizon.

Lunga vita e prosperità.

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4 Luglio a Venice Beach

Non è la prima volta che visito gli Stati Uniti. Ma è la prima volta che sono qui il 4 luglio e non posso certo perdermi i festeggiamenti. Non potendo partecipare a quello che è lo sport nazionale più amato dopo il football, ossia il barbeque in giardino, decido di andare a Venice Beach per un pomeriggio sulla spiaggia, per poi spostarmi a Marina del Rey a vedere i fuochi artificiali.

Venice è uno di quei posti che vanno visti almeno una volta nella vita. Portici vagamente ispirati a Venezia, negozi e baracchini che vendono di tutto, dalle magliette alla pizza alla marijuana “terapeutica”, e una serie infinita di artisti di strada. Il tutto condito dai soliti amanti dello skateboard che sfrecciano tra la folla sprezzanti del pericolo.

La versione ammerigana de “La nascita di Venere”

Dettaglio: Venere pensa “History is myth”

Trovo un angolo di spiaggia relativamente calmo appena dietro a Muscle Beach, il ritrovo di tutti i palestrati della città. È in corso “Mr & Ms Muscle Beach”, che decreterà il re e la regina della spiaggia. Dopo aver preso un po’ di sole e aver fatto una nuotata nell’acqua (gelata) del Pacifico, mi incammino verso Marina del Rey.

Guerrilla Gallery

Il parchetto dove ho deciso di andare è letteralmente preso d’assalto e faccio fatica a trovare un fazzoletto di prato dove stendere l’asciugamano e sedermi a mangiare qualcosa. Poco prima delle 21 mi sposto per avere una visuale migliore. Lo spettacolo dura circa 20 minuti, con sottofondo di classici come “Born in the USA” e “God bless America” e tutto intorno a me è un tripudio di “Ooh”, “Aah” e “Wow”. Tanti “Wow”. Però, se devo essere sincera, i fuochi di San Giovanni a Monza sono meglio. Sorry, guys, Italians do it better!

Happy 4th, everyone!

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Arrivo a Los Angeles

A grande richiesta (?) questo blog lascia momentaneamente da parte i temi germanofili e si trasforma in diario di viaggio della mia avventura californiana. Senza entrare troppo nei dettagli, per i prossimi due mesi sarò a Los Angeles a seguire un workshop estivo alla UCLA. Come base un appartamento a Westwood, il quartiere universitario.

Il viaggio inizia subito con un piccolo intoppo: cambio a Londra e l’omino del terminal di Heathrow ci informa che “l’equipaggio non si trova”. Cominciamo bene. Dopo un’oretta di attesa ci fanno finalmente salire sull’aereo e ci spiegano che la colpa non è dell’equipaggio, ma di problemi tecnici ad Atlantic City il giorno prima, problemi che hanno causato ritardi a catena su tutti i voli da e per gli Stati Uniti, quindi non dobbiamo credere a quello che ci hanno detto in aeroporto. Sottinteso: maledetti inglesi.

Il volo fila abbastanza liscio, anche se un paio di file dietro di me c’è un bambino che strilla ininterrottamente per metà del tempo. Il capitano ha un nome da gangster italo-americano di Brooklyn e l’Italian salad dressing è a base di senape. No comment.

Arrivata a Los Angeles scopro che il clima è molto più piacevole di quello di Milano (sole, niente afa, brezza fresca) e lungo il percorso dall’aeroporto all’appartamento intravedo già due elementi tipici: le palme altissime e i ragazzi che vanno in skateboard sui marciapiedi.

Il secondo giorno lo passo combattendo il jet-lag e perdendomi nel campus della UCLA. È domenica mattina e ci sono un sacco di ragazzi che vanno e vengono dagli allenamenti di pallavolo, softball e football. Mentre cammino sento un fruscio provenire da una siepe. Mi giro aspettandomi di vedere una lucertola e mi trovo di fronte uno scoiattolo che scava fra le foglie. Sono proprio negli States.

Altri aggiornamenti sulla mia prima settimana californiana a breve. Stay tuned.

PS Per la cronaca, sono giorni che ho in testa queste due sigle. E non è divertente.

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