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La non-parola del 2013

Fonte foto www.rtl.de

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Dopo l’appuntamento con la Parola dell’anno, non può mancare quello con la Non-parola dell’anno. Il termine vincitore del 2013 è stato “Sozialtourismus“, cioè turismo sociale, riferito ai nuovi immigrati che, in numero sempre crescente, hanno scelto la Germania come luogo per cercare fortuna. La parola ha un’accezione negativa ed è stata usata soprattutto per descrivere i cittadini dell’Est Europa. Usare il termine “turismo” implica infatti che gli immigrati siano quasi in viaggio di piacere, mentre “sociale” fa intendere che il vero motivo che li spinge verso la Germania sia la volontà di approfittarsi dei servizi sociali tedeschi, non di trovare lavoro.

Oltre alla non-parola scelta dalla giuria ufficiale, ne è stata indicata anche una, anzi due, da un ospite speciale, lo scrittore Ingo Schulze: “Arbeitgeber” / “Arbetnehmer“, ossia “Datore di lavoro” / “Lavoratore”. Nel motivare la sua scelta, Schulze analizza i due termini (“Arbeitgeber” significa letteralmente “Colui che dà lavoro”, “Arbeitnehmer” invece “Colui che riceve lavoro”) e sostiene che, a rigor di logica, le due parole dovrebbero essere invertite: è il lavoratore a fornire il proprio lavoro, quindi non dovrebbe essere descritto come “colui che riceve lavoro”. E anche se si volesse intendere il concetto di lavoro non come prestazione, ma come luogo dove svolgere un’attività, questo luogo è comunque il frutto del lavoro di qualcun altro, quindi il datore di lavoro resta una persona che “riceve” un bene.

Per chi volesse approfondire l’argomento, è disponibile il comunicato ufficiale.

Piccoli errori logistici

cocaine-aldi

Notizia curiosa del giorno, trovata sul sito BBC News Europe: immaginate una normale giornata di lavoro in un magazzino Aldi, catena di discount molto diffusa in Germania. È appena arrivato un camion di frutta e i magazzinieri iniziano a scaricare le cassette. Solo che fra i caschi di banane trovano della merce inaspettata: pacchetti di cocaina. La stessa scena si ripete in 5 punti vendita di Berlino a dintorni, per un totale di 140 Kg di coca; valore complessivo: 6 milioni di euro.

Il carico era stato spedito dalla Colombia al porto di Amburgo, dove è stato smistato e spedito ai 5 negozi “per errore”. Il portavoce della polizia berlinese ha confermato che si tratta del più grande sequestro di cocaina effettuato in città negli ultimi anni. Nel frattempo, ho come l’impressione che, da qualche parte nel mondo, un “responsabile della logistica” non se la stia passando troppo bene…

Guten Rutsch!

Fonte immagine visitberlin.de

Fonte immagine visitberlin.de

Il 2013 non è stato un anno entusiasmante per la sottoscritta e, giusto per concludere in modo coerente, sono chiusa in casa con l’influenza dal 27 dicembre. Typisch.

Ma non voglio tediarvi con i miei problemi di salute. Come ho già scritto in un paio di post, in Germania ogni 31 dicembre viene trasmesso “Dinner for one”, cortometraggio inglese in bianco e nero diventato un vero e proprio must di San Silvestro. Io ne ho scoperto l’esistenza il 31 dicembre 2006 allo stadio di Colonia: ero con degli amici in attesa dell’inizio di un concerto, quand’ecco che sul maxischermo compaiono il maggiordomo e la vecchia lady rimbambita. Penso fossimo più o meno in tre in tutto lo stadio a non sapere di cosa si trattasse (io e altri due stranieri).

Come variazione sul tema, vi lascio con la versione Lego di questo “grande classico”.

E come dicono i tedeschi: ich wünsche euch einen guten Rutsch ins neue Jahr!

La parola dell’anno 2013

Wort des Jahres 2013

Con un po’ di ritardo, giusto per non smentirmi, mi occupo della Parola dell’Anno 2013, come sempre a cura della Gesellschaft für deutsche Sprache.

Al primo posto svetta GroKo, contrazione di “Große Koalition”, la Grande Coalizione che, in seguito alle elezioni di quest’anno, ha garantito il terzo mandato ad Angela Merkel, riconfermata alla guida del governo tedesco.

Qui di seguito le altre 9 posizioni della top 10.

2) Protz-Bischof: “vescovo sborone” (brillante traduzione trovata sul blog Berlino101), riferito a Franz-Peter Tebartz-van Elst, vescovo di Listum, che nel 2013 si è dato alle spese folli. Si dice abbia speso 31 milioni di euro per ristrutturare la sua residenza in diocesi. I fedeli non l’hanno presa bene.

3) Armutseinwanderung: unione di “Armut”, povertà, e “Einwanderung”, immigrazione, ossia il flusso migratorio proveniente sia dai Paesi africani, sia dalle zone d’Europa più colpite dalla economica verso le aree più ricche dell’Unione Europea. La Germania, ovviamente, è uno dei Paesi in cima alla lista delle destinazioni.

4) Zinsschmelze: “sciolgimento degli interessi”. Noi italiani ci preoccupiamo dello spread e dei tassi di interesse troppo alti, ma anche tassi troppo bassi possono causare problemi, come dimostrano le difficoltà che hanno dovuto affrontare vari enti pubblici che hanno visto assottigliarsi i fondi a loro destinati.

5) Big Data: quando Snowden ha rivelato che la NSA spiava praticamente tutto il mondo, termini come “sicurezza informatica” e “big data” hanno riempito i giornali, non solo in Germania.

6) Ausschließeritis: gioco di parole traducibile come “esclusivite”, una pseudo-malattia a quanto pare molto diffusa fra i politici, che durante le trattative pre-elezioni mettono così tanti paletti da escludere a priori ogni tipo di alleanza o coalizione.

7) Generation Sandsack: la “generazione sacco di sabbia” è quella che ha dovuto affrontare maltempo ed alluvioni, come quelle che hanno colpito la Baviera e le zone orientali del Paese. Si è trattato soprattutto di gruppi di giovani che si organizzavano sui social network.

8) Ausländermaut: tema caldo delle elezioni, la proposta di “dazio per gli stranieri” prevedeva che gli automobilisti non tedeschi pagassero un pedaggio per utilizzare le autostrade. Proposta che, come era prevedibile, ha scatenato il dibattito: le autostrade tedesche sono infatti gratuite e in gran parte senza limiti di velocità e modifiche a una o l’altra caratteristica sono sempre state rifiutate a gran voce dagli automobilisti teutonici.

9) falsche Neun: qui si entra in ambito calcistico e spero di non dire sciocchezze. Il “falso numero nove” si riferisce a uno schema senza centravanti classico, schema utilizzato anche dalla nazionale spagnola, vincitrice degli ultimi campionati mondiali ed europei.

10) “Freund hört mit”: dal “Feind hört mit” (“Il nemico ascolta”) di Hitleriana memoria, si è passati quest’anno al “Freund hört mit”, ossia “L’amico ascolta”, riferito ai controlli e alle intercettazioni ad opera degli americani, che non hanno risparmiato neppure le conversazioni telefoniche di Angela Merkel.

Anche quest’anno la classifica ci ha dato grandi soddisfazioni. Il prossimo appuntamento per gli amanti della lingua tedesca è a gennaio 2014 con la Non-Parola dell’Anno. Stay tuned.

Piccolo dizionario delle Feste

Foto © Alessandra Ocarni

Foto © Alessandra Ocarni

Durante la mia ultima visita in Germania, passando da un mercatino di Natale all’altro, ho notato dei termini che ricorrono abbastanza frequentemente in questo periodo e ho pensato di stilare un breve elenco di parole che potrebbero tornare utili a chi ha intenzione di trascorrere qualche giorno in terra tedesca durante le Feste.

Apfelpunsch: punch caldo alla mela, ne esistono versioni alcoliche e analcoliche.

Bleigießen: letteralmente “fusione del piombo”, è un’attività tradizionale di Capodanno e consiste nel far sciogliere sopra una candela delle statuine di piombo. Una volta che il metallo si è fuso, lo si getta di colpo in una bacinella di acqua fredda. In base alla forma che il piombo prende una volta che si solidifica di nuovo, si prevede come sarà il nuovo anno.

Dinner for one: cortometraggio inglese in bianco e nero che viene trasmesso tutti gli anni il 31 dicembre. È la storia di una vecchia aristocratica che festeggia l’ennesimo compleanno. I suoi amici sono nel frattempo deceduti, ma il maggiordomo finge che tutti siano presenti e brinda al posto loro, ubriacandosi sempre di più.

Feuerzangenbowle: bevanda alcolica simile al vin brulé. Alla base di vino rosso e spezie si aggiunge un cono di zucchero che viene posto su una speciale griglia appoggiata alla pentola nella quale di scalda il vino. Lo zucchero viene e innaffiato di rum e gli si dà fuoco, in modo che si sciolga poco a poco e goccioli nel vino. Molto buono e molto alcolico.

Glühwein: vin brulé, un must dei mercatini di Natale. Ce ne sono di vari tipi: preparati con il vino rosso o bianco, con l’aggiunta di ulteriore alcool (“Mit Schuss”) o anche nella variante analcolica per bambini (Kinderpunsch). Tutti sono comunque accomunati dal sapore speziato dato da cannella, chiodi di garofano, anice stellato e zenzero.

Einen guten Rutsch ins neue Jahr!: significa letteralmente “Un buono scivolone nel nuovo anno!” ed è un augurio che ci si scambia a San Silvestro poco prima della mezzanotte.

Lebkuchen: il tipico pan pepato originario di Norimberga, che si trova solitamente a forma di cuore con scritte di vario tipo, da “Ich liebe dich” a “Mama ist die beste”. I Lebkuchen di Natale di solito sono rotondi e ricoperti di cioccolato o glassa.

Raclette: oltre a essere il nome di un formaggio svizzero, è anche un piccolo fornello portatile, simile a quelli per la fonduta, corredato da palette. Sotto le Feste è comune ritrovarsi a casa di amici e mangiare salumi e formaggio affettato scaldati sulla raclette.

Stollen: dolce tipico di Dresda, un incrocio tra il pane con l’uvetta, il panettone e il marzapane, con tanto burro e ricoperto di zucchero a velo.

Weihnachten: Natale

Zimt: cannella. Onnipresente nel periodo natalizio, dai dolci (come le classiche “Zimtsterne“, biscotti alla cannella a forma di stella ricoperti di glassa di zucchero) al vin brulé.

Advent, Advent!

Leo.org Advent 2013

Fra qualche giorno valicherò le Alpi per una breve visita in terra di Germania. Per rinfrescare un po’ il mio tedesco ed entrare meglio nello spirito natalizio, ho deciso di ricorrere a un classico: il calendario dell’avvento di Leo.org, il mio dizionario di tedesco online preferito.

Come nella versione tradizionale del calendario dell’avvento, a ogni giorno di dicembre corrisponde una finestrella (o “Türchen”, porticina), dietro la quale si cela un’immagine, una poesia o un brano a tema invernale o natalizio.

Attenti, però, a non barare: se cercate di aprire una finestrella prima del tempo Babbo Natale si arrabbia. Provare per credere.

La grande svendita

©Marco di Lauro/ Getty Reportage/ DER SPIEGEL

©Marco di Lauro/ Getty Reportage/ DER SPIEGEL

Mi stavo preparando a scrivere qualcosa di frivolo in vista del weekend, poi mi sono imbattuta in un articolo del settimanale tedesco “Der Spiegel” (quello del piatto di spaghetti con aggiunta di pistola in copertina). L’articolo è in inglese, così lo può leggere anche chi non mastica tedesco.

È un ritratto abbastanza desolante di Milano, già il titolo la dice lunga: “The great sell-off: Milan mired in crisis of money and spirit” (“La grande svendita: Milano strangolata dalla crisi economica e di spirito”).

L’articolo riporta anche commenti di Beppe Severgnini, che parla della (s)vendita di due simboli della città: l’Inter e la sede storica del Corriere della Sera in via Solferino. Si passa poi a segni più concreti della crisi, come l’aumento delle persone che si rivolgono ogni giorno alle varie  mense dei poveri. Per finire con l’evento che dovrebbe fungere da rilancio per la “capitale morale”, Expo 2015. Anche in questo caso, però, il giornalista tedesco che firma l’articolo non è molto ottimista: riporta infatti che la settimana scorsa il Presidente del Consiglio Enrico Letta avrebbe cancellato all’ultimo momento una cerimonia durante la quale avrebbe dovuto rivelare i progetti legati a Expo. Motivo? Aveva questioni più importanti di cui occuparsi.

L’angolo della parola del giorno latita da tempo. Per farmi perdonare, oggi presento due parole, dal significato praticamente opposto ma con una costruzione molto simile.

La prima, che si trova di tanto in tanto anche in qualche testo italiano, è Schadenfreude: parola composta formata da Schaden, danno, e Freude, gioia, indica il piacere che si prova di fronte alle sventure che capitano agli altri, il godere delle disgrazie altrui. Se dovessi indicare un esempio di Schadenfreude, penserei a Nelson dei Simpsons e al suo tipico “HA-HA!”

Copyright Matt Groenig / Fox Broadcasting Company

Copyright Matt Groenig / Fox Broadcasting Company

La seconda parola è invece Fremdschämen. Anche in questo caso si tratta di una parola composta: Fremd significa straniero, ma anche altrui, mentre sich schämen significa vergognarsi. Fremdschämen indica il senso di vergogna che si prova quando qualcuno fa o dice qualcosa di talmente imbarazzante che ci si vergogna per lui (o lei). Una sensazione che il capitano Picard deve conoscere molto bene, almeno a giudicare dalla quantità di facepalm di cui è protagonista che si trovano in rete.

Copyright Gene Roddenberry / Paramount Pictures

Copyright Gene Roddenberry / Paramount Pictures

I miei buoni propositi di aggiornare più spesso il blog si infrangono immancabilmente contro la scogliera degli impegni (e rimangono impigliati nella rete della pigrizia, ma questa è un’altra storia).

Ma vediamo il lato positivo: è venerdì e fra 30 minuti il mio Wochenende avrà ufficialmente inizio. Per festeggiare, e visto che Halloween si avvicina, eccovi una vignetta a tema vampiri trovata su nichtlustig.de. Fate attenzione ai castori vampiri…

Vampir-Biber

Berlino sul grande schermo

Lola rennt

Stavo giusto cercando un argomento per il nuovo post, quand’ecco che su Twitter mi compare il link ai 10 migliori film ambientati a Berlino.

Inizio subito con l’ammettere la mia ignoranza: dei 10 in classifica ne ho visti solo 5. Mea culpa. (Com’è possibile che non abbia ancora visto “Il cielo sopra Berlino”? Come?) Quelli che ho visto, però, non posso che consigliarli.

Germania anno zero: film neorealista diretto da Roberto Rossellini nel 1948, mostra la città devastata dalla guerra. Il protagonista è il dodicenne Edmund, che, insieme ad altri bambini, tenta come può di procurarsi qualche spicciolo per aiutare la famiglia. L’incontro con un vecchio maestro ex-nazista lo porterà a compiere un gesto irreparabile.

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: la Berlino Ovest di fine anni ’70 fa da sfondo alla storia di Christiane F., giovanissima tossicodipendente che trascorre le sue giornate fra discoteche, squallidi palazzoni di periferia e stazioni della metropolitana. Gran parte della colonna sonora è composta da canzoni di David Bowie, che compare in un cameo nel ruolo di se stesso.

Le vite degli altri: film ambientato nella Berlino Est degli anni ’80, dove la Stasi controllava ogni potenziale dissidente. Il capitano Wiesler viene incaricato di spiare un intellettuale, ma si rende conto poco a poco che dietro tale richiesta non ci sono ragioni di sicurezza, ma motivazioni totalmente personali.

Lola corre: nella Berlino riunificata di fine anni ’90 Lola deve trovare i soldi per salvare il suo ragazzo Manni entro 20 minuti. E allora corre da una parte all’altra della città, in una storia che si sviluppa verso tre finali diversi.

Goodbye, Lenin!: è il 1989, il Muro è finalmente caduto. Ma Christiane ha avuto un infarto ed è entrata in coma poco prima dello storico evento e, quando si risveglia, i medici raccomandano ai figli di evitarle qualsiasi emozione forte per timore di una ricaduta. Il figlio Alex allestisce allora una finta DDR per convincerla che tutto sia rimasto come prima.