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Posts Tagged ‘attualità’

Aktion Arschloch

Di ritorno dalla mia vacanza londinese, scopro che “Schrei nach Liebe”, singolo con cui i Die Ärzte tornarono sulle scene nel 1993 dopo 5 anni di pausa di riflessione, è di nuovo nella top ten in Germania. Il motivo? Un’iniziativa a favore dei rifugiati.

La canzone è un inno antifascista: nel testo la band si rivolge a un neo-nazista, chiamandolo esplicitamente str*nzo (Arschloch) nel ritornello. Originariamente pubblicato in un periodo nel quale i neo-nazi stavano tornando a far parlare di sé, il brano è stato scelto per portare l’attenzione dei media sugli atteggiamenti razzisti che stanno accompagnando l’arrivo di migliaia di profughi in Europa e, soprattutto, in Germania.

Venuta a conoscenza dell’iniziativa, la band ha annunciato che devolverà l’intero ricavato delle vendite e dei diritti d’autore a Pro Asyl, un’associazione che si occupa dei diritti dei richiedenti asilo.

Info: www.aktion-arschloch.de

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Epic fail

Il povero Martin Schulz, presidente del parlamento europeo, non ha un buon rapporto con i primi ministri italiani, e non certo per colpa sua. Dopo il leggendario discorso del 2003, nel quale Berlusconi gli disse che sarebbe stato perfetto nel ruolo di kapò in un film sui campi di concentramento, tocca ora a Matteo Renzi farci fare l’ennesima figuraccia.

La settimana scorsa Schulz era ospite del programma francese Le Petit Journal e, nel corso della puntata, è stato trasmesso un breve video sull’incontro con il nostro presidente del consiglio, che ha inanellato una figuraccia dietro l’altra.

(Breve parentesi prima di continuare: vorrei ricordare alla persona che ha aggiunti i sottotitoli in italiano che “un po’” SI SCRIVE CON L’APOSTROFO,  NON CON L’ACCENTO. Grazie.)

1) Arriva in ritardo. Per noi italiani sarà anche normale considerare gli orari in modo elastico, ma, almeno negli incontri ufficiali, sarebbe cosa buona e giusta arrivare puntuali. Soprattutto se ti aspetta un tedesco. Ricordo ancora che, durante il corso di Business German a Berlino, l’insegnante aveva sottolineato che agli incontri di lavoro, colloqui compresi, è caldamente consigliato arrivare con almeno 15 minuti di anticipo per evitare di essere considerati ritardatari.

2) Si ferma a fare un selfie con delle ragazze. Ora, Renzi si sente gggiovane dentro e twitta a ogni ora del giorno e della notte, ma se già arrivi in ritardo, il minimo che puoi fare è non far perdere ulteriore tempo. Ma si sa, un selfie non si nega a nessuno.

3) Si fa i fatti suoi mentre Schulz parla e chiede “Finito? Ah, no?”. Ora, non so se Schulz fosse veramente interessato a quello che aveva detto Renzi poco prima, ma almeno aveva dato l’impressione di esserlo. Dovrebbe essere la lezione numero uno del corso “Diplomazia for dummies”, oltre che una regola base di educazione.

I tedeschi, che come al solito hanno una parola per tutto, hanno l’espressione perfetta per descrivere come mi sento in questo momento: sich fremdschämen, ossia vergognarsi per una cosa fatta da altri. Ma anche un bell’epic fail ci sta bene.

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Ho viaggiato spesso in treno in Germania e ho avuto modo di constatare come le ferrovie italiane non reggano il confronto con quelle tedesche. Questo non significa, però, che non ci siano problemi anche al di là delle Alpi, come dimostra lo sciopero attualmente in corso: è iniziato ieri e durerà per 50 ore, praticamente tutto il fine settimana.

I viaggiatori sono comprensibilmente furenti per uno sciopero indetto proprio nel periodo delle vacanze autunnali, tradizionalmente dedicato ai viaggi, mentre i vertici della Deutsche Bahn accusano Claus Weselsky, il capo del sindacato dei ferrovieri, di “delirio di onnipotenza” e “brama di potere”.

Fra una polemica e l’altra, comunque, qualcuno riesce ugualmente a riderci su.

 

Fonte: Twitter

Fonte: Twitter

Trad: Fateci sapere se la Repubblica Democratica deve inviare alla Repubblica Federale dei treni sostitutivi. (Armati)

(Walter Ulbricht è stato il segretario generale del SED, il Partito Socialista della Repubblica Democratica Tedesca, dal 1950 al 1971.)

 

Trad: “A causa di un blocco lungo la linea, la circolazione subisce ritardi. L’arrivo è previsto per febbraio.”

“Cavolo.”

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Piccoli errori logistici

cocaine-aldi

Notizia curiosa del giorno, trovata sul sito BBC News Europe: immaginate una normale giornata di lavoro in un magazzino Aldi, catena di discount molto diffusa in Germania. È appena arrivato un camion di frutta e i magazzinieri iniziano a scaricare le cassette. Solo che fra i caschi di banane trovano della merce inaspettata: pacchetti di cocaina. La stessa scena si ripete in 5 punti vendita di Berlino a dintorni, per un totale di 140 Kg di coca; valore complessivo: 6 milioni di euro.

Il carico era stato spedito dalla Colombia al porto di Amburgo, dove è stato smistato e spedito ai 5 negozi “per errore”. Il portavoce della polizia berlinese ha confermato che si tratta del più grande sequestro di cocaina effettuato in città negli ultimi anni. Nel frattempo, ho come l’impressione che, da qualche parte nel mondo, un “responsabile della logistica” non se la stia passando troppo bene…

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La grande svendita

©Marco di Lauro/ Getty Reportage/ DER SPIEGEL

©Marco di Lauro/ Getty Reportage/ DER SPIEGEL

Mi stavo preparando a scrivere qualcosa di frivolo in vista del weekend, poi mi sono imbattuta in un articolo del settimanale tedesco “Der Spiegel” (quello del piatto di spaghetti con aggiunta di pistola in copertina). L’articolo è in inglese, così lo può leggere anche chi non mastica tedesco.

È un ritratto abbastanza desolante di Milano, già il titolo la dice lunga: “The great sell-off: Milan mired in crisis of money and spirit” (“La grande svendita: Milano strangolata dalla crisi economica e di spirito”).

L’articolo riporta anche commenti di Beppe Severgnini, che parla della (s)vendita di due simboli della città: l’Inter e la sede storica del Corriere della Sera in via Solferino. Si passa poi a segni più concreti della crisi, come l’aumento delle persone che si rivolgono ogni giorno alle varie  mense dei poveri. Per finire con l’evento che dovrebbe fungere da rilancio per la “capitale morale”, Expo 2015. Anche in questo caso, però, il giornalista tedesco che firma l’articolo non è molto ottimista: riporta infatti che la settimana scorsa il Presidente del Consiglio Enrico Letta avrebbe cancellato all’ultimo momento una cerimonia durante la quale avrebbe dovuto rivelare i progetti legati a Expo. Motivo? Aveva questioni più importanti di cui occuparsi.

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La battaglia del pene

Altro che spread fra Bund e BTP, il differenziale che interessa davvero a italiani e tedeschi (maschi) sembra essere quello relativo all’organo riproduttivo. Maschile, ovviamente. Almeno stando a quanto riportato da alcuni siti (blitzquotidiano, giornalettismo) che rilanciano una notizia pubblicata dal tabloid tedesco Bild (per intenderci: quello con le donne in topless in prima pagina, il corrispettivo crucco del Sun).

L’articolo in questione riprende una ricerca italiana dell’Università di Padova, secondo la quale “il membro italico si è perso quasi un centimetro in 50 anni, da 9,8 a 8,9.” Ma niente paura: sembra che con l’avanzare dell’età siano i tedeschi ad avere i maggiori problemi. Pare, infatti, che in età adulta gli uomini d’Oltralpe soffrano più spesso di disfunzioni erettili, probabilmente collegate ad un maggiore tasso di obesità.

Insomma, siamo nel 2012 e stiamo ancora a guardare chi ce l’ha più lungo e a dire che tanto le dimensioni non contano, l’importante è saperlo usare. I soliti discorsi del cazzo.

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Uova con sorpresa

La mattina di Pasqua i bambini tedeschi sono impegnati nella tradizionale “caccia alle uova”: i genitori nascondono uova sode decorate in giro per la casa o in giardino e i figli devono ritrovarle tutte. Quest’anno, però, la caccia alle uova è iniziata prima e per motivi meno allegri: dopo la mucca pazza, il pesce al mercurio, l’influenza aviaria e la febbre suina, è la volta delle uova alla diossina.

Com’è possibile che la contaminazione sia avvenuta nella patria del cibo bio, per di più nel Paese che, nell’immaginario collettivo, è rigidissimo e inflessibile nei controlli? Ho dato una rapida occhiata alla stampa tedesca e ho trovato un articolo dal titolo emblematico: “Scandalo diossina: l’abbondanza avvelena il nostro cibo“.

La tesi di fondo è che la corsa al ribasso dei prezzi ha come conseguenza inevitabile una qualità altrettanto bassa e se si è arrivati alla situazione attuale è anche perché i consumatori non si sono mai veramente interessati alla provenienza di ciò che finisce nei loro piatti.

In realtà, in Germania esistono due tipi di consumatori: da un lato quelli che fanno la spesa nei supermercati bio e, potendoselo permettere, spendono molto per avere un cibo sano; dall’altro quelli che comprano nei discount, dove si trovano, riporta l’articolo, “500 grammi di macinato a meno di 2 euro, un litro di latte a 60 centesimi e una confezione da 10 uova (allevamento a terra) a 1,29 euro“.

I generi alimentari tedeschi non sono mai stati tanto a buon mercato: ricordo ancora che ogni volta che facevo la spesa a Berlino pensavo che la cassiera si fosse dimenticata di battere qualcosa perché il totale mi sembrava troppo basso. La produzione industriale garantirebbe anche sicurezza e igiene mai raggiunti prima, eppure qualcosa che non va c’è. E nemmeno gli allevamenti bio sono al sicuro: anche le loro uova riportavano tracce di diossina.

I ritmi serratissimi della produzione di massa impongono l’uso di pesticidi, concimi chimici e allevamenti intensivi per sostenere una produzione sempre più insostenibile, anche a scapito delle fattorie tradizionali: negli ultimi 30 anni il loro numero si è quasi dimezzato, vista l’impossibilità di competere non solo sul fronte della produzione, ma anche su quello dei prezzi, spinti sempre più verso il basso.

Secondo il giornalista è inutile chiedere controlli più rigidi e sanzioni più severe: passato il momento di indignazione collettiva le cose tornerebbero come prima, fino al prossimo scandalo. Invita invece i consumatori a informarsi sulla provenienza del cibo che acquistano e si chiede se valga davvero la pena fare del male non soltanto all’ambiente, ma anche a noi stessi, solo per risparmiare qualche euro.

Fonte immagine: www.sxc.hu

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Lo scorso weekend ho partecipato a Das Bankentribunal, una manifestazione organizzata dall’associazione Attac durante la quale sono state analizzate le cause che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008 e i vari “colpevoli” messi sotto accusa. Il tutto sotto forma di processo, con tanto di giuria, testimoni e avvocati dell’accusa e della difesa. A fare da contorno una serie di workshop, spettacoli teatrali e musica dal vivo. Il tutto si è svolto nel Volksbühne, uno dei teatri più famosi di Berlino (e che io ero convinta fosse legato in qualche modo al nazismo, vista l’architettura, ma mi sbagliavo).

Breve sunto del programma.

Venerdì sera: presentazione del tribunale, spettacolo teatrale con due attori del Volksbühne e cabaret con Urban Priol e Georg Schramm. Purtroppo non sono riuscita ad apprezzare appieno lo spettacolo di cabaret per problemi linguistici, i continui cambi di dialetto faranno anche ridere i nativi, ma per me povera straniera erano un tantino difficili da seguire. Quello che sono riuscita a capire comunque era uno spasso, soprattutto l’imitazione del Presidente della Repubblica che gioca a bingo. Perfino il compostissimo pubblico tedesco era piegato in due dalle risate. Gli attori del Volksbühne hanno invece presentato vari reading, uno dei quali trattava della “Bolla dei tulipani” nell’Olanda del XVII secolo: in pratica la prima crisi di borsa causata dalla speculazione. È triste notare come da allora non sia cambiato praticamente nulla.

Sabato: apertura del processo, con la presentazione di vari capi d’accusa rivolti a politici e manager, e discussione di tematiche legate alla crisi economica in diversi workshop: quello che ho seguito io era incentrato sull’ecologia e su come i grandi gruppi finanziari non abbiano alcun interesse a finanziare progetti di dimensioni medio-piccole, con la conseguenza che la maggior parte dei finanziamenti vengono stanziati per la costruzione di nuove centrali nucleari. Chicca della giornata: il politico dell’SPD che arriva in ritardo perché ha preso il taxi da Alexanderplatz, che dista una fermata di metropolitana dal teatro. Mossa furbissima, soprattutto visto che doveva parlare di ecologia.

In serata mi sono fatta due risate al mini-concerto di Bela B e Olli Schulz, e sono rimasta per il Dj-set a seguire, durante il quale ho anche avvistato il figlio di Klaus Kinski. (Celebrity Spotting #3) La sala principale del teatro, intanto, era stata trasformata in un’enorme discoteca, con tanto di gigantesca palla specchiata (in realtà composta da decine di proiettori, l’effetto era impressionante) appesa sopra al palcoscenico.

Domenica: lettura del verdetto e ulteriori workshop. Purtroppo non ce l’ho fatta ad esserci, visto che le attività si sono svolte di mattina e io ero distrutta.

Giudizio sintetico: un’idea interessante realizzata molto bene, sono contenta di avere partecipato.

Logo Bankentribunal: © Attac Deutschland

Foto: © Alessandra Ocarni

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