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Posts Tagged ‘cibo giapponese’

Non ho ancora scritto della mia visita a San Francisco a fine luglio. Si è trattato del classico prendere due piccioni con una fava: oltre a fare la turista, ho approfittato dell’occasione per incontrare i responsabili della fondazione con la quale collabora l’agenzia in cui lavoro e fare due chiacchiere dal vivo, dopo mesi e mesi di corrispondenza via email.

Ho viaggiato con la Southwest Airlines. Un’amica statunitense l’ha definita la “RyanAir americana”, ma è molto meglio di RyanAir: innanzitutto si possono imbarcare due valige gratis, e già questo basterebbe a battere la compagnia irlandese su tutta la linea. I posti non sono assegnati ma l’imbarco procede in ordine di check-in, quindi prima salgono i passeggeri del gruppo A, poi quelli del gruppo B e nessuno fa a pugni per salire per primo. Ma questo forse è più un problema degli italiani che sono allergici alle file. I sedili hanno un sacco di spazio per le gambe e durante il volo (circa un’ora) vengono serviti bevande e snack. Okay, lo snack era una pacchetto di noccioline, ma apprezzo l’impegno. No, non mi pagano per fare pubblicità, ma se capitate in zona e vi serve un volo interno, ricordatevi di questa compagnia.

Ma torniamo a San Francisco. Città molto bella, decisamente più a misura d’uomo rispetto a Los Angeles. Unico inconveniente: i saliscendi continui e ripidissimi. Più di una volta ho pensato “Oddio, adesso inciampo, cado e rotolo giù fino al molo!” Per fortuna non è successo.

Pacific Heights

La prima zona che ho visitato è stata Pacific Heights, quartiere residenziale caratterizzato dalle classiche case vittoriane color pastello. Prima di rientrare in albergo ho fatto tappa al Japan Center per una cena a base di okonomiyaki:

Okonomiyaki / chicken teriyaki combo

Okonomiyaki + chicken teriyaki con insalata + tè caldo + mancia = $15. Senza parole.

Il giorno successivo, dopo la mattinata trascorsa in un ufficio enorme al decimo piano di un palazzo a Lower Nob Hill, mi sono avviata alla scoperta di Chinatown, per poi proseguire verso il Fisherman’s Wharf, dopo una piccola deviazione al Cable Car Museum e in Lombard Street per vedere il tratto di strada più tortuoso del mondo. E oltre ai leoni marini spaparanzati sulle chiatte, mi sono imbattuta in una visione familiare:

Mi sento un po’ a casa

La giornata si è conclusa con una pizza divina al Rose Pistola di North Beach, la Little Italy di San Francisco.

Terzo giorno: visita, obbligatoria, al Golden Gate, attraversato a piedi affrontando una ventazza micidiale. Architettura spettacolare, ma forse la cosa che mi è rimasta più impressa sono i telefoni di emergenza per le “consulenze anticrisi” rivolte agli aspiranti suicidi. Gulp. Superato il ponte ho preso il bus per Sausalito, cittadina sulla costa piena di negozietti di ogni tipo, un vero e proprio attentato al mio conto in banca. Acquisto preferito del giorno:

Say hello to Mr Cat

Ritorno in traghetto con vista su Alcatraz e passeggiata nel Financial District.

Il quarto giorno è iniziato con una visita al Civic Center, seguita da un’escursione nell’immenso Golden Gate Park, dove mi sono mandata ammalissimo facendo foto a rose, alberi e piante mai viste prima. All’uscita dal parco ho imboccato Haight Street, cuore del quartiere hippy di San Francisco, e prima di cena ho avuto il tempo per una deviazione verso Mission District e Castro.

Quinto giorno: dopo una mattinata passata a girovagare nei dintorni di Market Street è ora di tornare in albergo per recuperare lo zaino e avviarsi all’aeroporto. Sono stati cinque giorni intensi e ogni sera sono rientrata in hotel coi piedi doloranti, ma ne è valsa la pena!

PS Durante il volo di ritorno ho anche visto la faglia di Sant’Andrea:

Speriamo non si risvegli…

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Sushi made in Berlin

Uno dei miei compagni al corso di Business German era giapponese. La sua conoscenza del tedesco era strabiliante, ma mi ci è voluto un po’ per abituarmi all’accento. Un giorno disse di avere mangiato un ottimo sushi, neanche troppo caro, in un ristorante dalle parti di Friedrichstraße, una delle vie più chic di Berlino. E se lo dice uno che viene da Tokyo, vorrà dire che è vero, no? Purtroppo non si ricordava il nome della via, nè quello del locale; o meglio, ricordava il nome, ma non aveva idea di come fosse scritto in caratteri occidentali, visto che aveva letto solo il kanji sull’insegna.

Mi ero quasi rassegnata all’idea che non avrei mai assaggiato questo fantastico sushi made in Berlin, quando un giorno le mie colleghe propongono di andare a mangiare sushi in pausa pranzo. Temendo di sborsare un capitale, ma confidando nel fatto che tutto, tranne i mezzi pubblici, qui costa meno che a Milano, mi aggrego. Ed eccomi proprio nel ristorante consigliato dal buon vecchio Masa.

L’ambiente ricorda un po’ una mensa e bisogna fare la fila per aspettare che si liberi un tavolo, ma a pranzo i menù di sushi partono da 5,50€ (14 pezzi di sushi misto + tè verde) e con meno di 5€ si mangia un ottimo piatto caldo a base di riso, salmone e verdure.

Per chi volesse un’alternativa ai classici currywurst o döner kebab, il ristorante si chiama Ishin e si trova in Mittelstraße 24, a 5 minuti dalla fermata Friedrichstraße (S-Bahn, U-Bahn, Tram).

www.ishin.de

Fonte foto: http://www.sxc.hu

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