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Posts Tagged ‘grammatica’

Piedi sul tavolo

Nonostante tutti i buoni propositi del mondo, il tempo e l’energia per aggiornare questo blog latitano. Per questo motivo, quando si è trattato di decidere a quale parola dedicare il nuovo post, la scelta è caduta sul momento della giornata che preferisco: Feierabend. Il significato letterale è “vigilia della festa”, ma può essere tradotta come “riposo della sera” e indica il tempo libero al termine del lavoro. Tempo ritenuto sacro dai lavoratori tedeschi: ricordo che nella mia vita precedente, quando facevo la consulente informatica e gli straordinari non retribuiti erano la norma anche se non c’era nulla da fare (“Per far vedere al cliente che ci siamo” sembrava essere il motto di tutti i project manager), uno dei suddetti project manager raccontava di esserci rimasto molto male quando era andato a Monaco di Baviera e i consulenti del posto si erano categoricamente rifiutati di lavorare oltre le 8 ore pattuite se non in caso di emergenza.

Ma come, dov’è finita la famosa operosità (Fleiß) tedesca, uno dei tratti distintivi della cultura prussiana, che ha reso la Germania la locomotiva d’Europa? In realtà questo atteggiamento è perfettamente coerente: quando c’è da lavorare si lavora, anche duramente e senza lamentarsi, ma una volta fatto il proprio dovere ci si gode il meritato riposo.

La flessibilità di orario introdotta da qualche anno nel sistema tedesco, inoltre, ha permesso al Feierabend di allungarsi notevolmente: moltissimi impiegati arrivano in ufficio alle 8 del mattino e saltano la pausa pranzo per poter staccare alle 16. A volte è capitato anche a me fare telefonate dopo le 16:30 e non trovare nessuno.

Ma cosa mai ci faranno i tedeschi con tutto questo tempo libero? A volte proprio nulla, ne approfittano semplicemente per rilassarsi e riposarsi, come succede in questo video del vignettista Loriot, in cui l’agognato riposo della sera si scontra con le eccessive attenzioni di una moglie un po’ troppo premurosa:

 

Fonte immagine http://www.sxc.hu/photo/425040/

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OhrwurmDal momento che è appena finita la maratona sanremese, ho scelto una parola del giorno a tema musicale: Ohrwurm.

Oltre a indicare un ordine di insetti (i dermatteri, detti anche forbicine), l’Ohrwurm, traduzione letterale “verme dell’orecchio”, è il corrispettivo tedesco del nostro “tormentone”. Ossia quella canzone, brano o motivetto musicale che ti si piazza in testa e non se ne va più. Può essere piacevole, se la canzone in questione è di nostro gradimento, o trasformarsi in un incubo (un tormento, appunto), se ci ritroviamo in testa qualcosa di insopportabile.

A volte gli Ohrwurm sono costruiti a tavolino: ricordo che quando uscì “Can’t get you out of my head” (titolo non casuale) di Kylie Minogue qualcuno disse che il lalala del ritornello era stato composto seguendo tutte le regole necessarie per confezionare un tormentone. Non so se sia vero, ma di sicuro l’effetto fu raggiunto.

Altre volte, invece, un motivetto diventa un Ohrwurm per caso: un classico di internet è “Leva’s Polka” del gruppo finlandese Loituma, che qualche anno fa spopolava online. È stato sufficiente prendere una parte della canzone, abbinarla a qualche secondo di un cartone giapponese in loop e il gioco è fatto.

E adesso vediamo quanto ci mettete a liberarvi da questi vermi.

Fonte immagine: yourdailygerman.wordpress.com

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Unwort des Jahres 2012

Dopo l’ormai classico appuntamento con la parola dell’anno, tocca adesso alla non-parola dell’anno. Perché in Germania non si fanno mancare niente. Se già è molto difficile tradurre i termini vincitori della prima classifica, visto l’amore viscerale dei tedeschi per le parole composte lunghe come treni, la traduzione delle non-parole è una vera e propria missione impossibile. Detto ciò, farò del mio meglio.

Unwort des Jahres 2012
Opfer-Abo
Pleite-Griechen
Lebensleistungsrente

La non-parola del 2012 è “Opfer-Abo”, unione di “Opfer”, vittima, e “Abo”, abbonamento. Si tratta di un termine usato dal presentatore svizzero Jörg Kachelmann, accusato di stupro, per indicare che le donne sono “abbonate a fare le vittime”, cioè vengono dipinte sempre come la parte lesa anche nei casi in cui siano colpevoli.

Le altre due finaliste sono “Pleite-Griechen” e “Lebensleistungsrente”. “Pleite-Griechen” significa letteralmente “greci in bolletta”, è stato usato soprattutto su alcuni giornali, come la Bild, ed è sintomatico di come una buona parte dei tedeschi non sia entusiasta dei continui aiuti economici versati alla Grecia per salvare il Paese della bancarotta.

“Lebensleistungsrente” è una di quelle parole impossibili da rendere efficacemente in italiano (come direbbe Claudio Bisio-Paolo Limiti: “È un po’ intraducibile”). Cominciamo dal fondo: “Rente” è la pensione, e fin qui ci siamo. “Leistung” significa prestazione e “Leben” vita. Per “Lebensleistung” ho trovato la traduzione inglese “life-time achievement”. In pratica si tratta di un concetto legato alla riforma del sistema pensionistico: visto che molti pensionati tedeschi, pur avendo pagato fior di contributi per tutta la loro vita lavorativa, ricevono una pensione da fame, il governo ha proposto di introdurre una pensione integrativa per garantire a queste persone un vitalizio adeguato. Proposta che ha ovviamente scatenato un mare di polemiche.

E per il 2012 è tutto. Sono curiosa di scoprire cosa si inventeranno nel 2013.

Fonte foto: stuttgarter-zeitung.de

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Cominciamo il 2013 con l’angolino della parola del giorno. La parola di oggi è Vokuhila, contrazione di “vorne kurz, hinten lang”, cioè “davanti corti dietro lunghi”, equivalente dell’inglese “mullet”. Non credo esista una traduzione italiana, si tratta del taglio di capelli che andava per la maggiore negli anni ’70 e ’80, spesso abbinato a baffi di varia misura, e che ancora oggi è associato al luogo comune del turista tedesco, completo di sandali simil-Birkenstock portati rigorosamente coi calzini.

Risultati Google per "Vokuhila"

Risultati Google per “Vokuhila”

La band berlinese Die Ärzte ha persino dedicato una canzone a questo “fenomeno di costume”: “Vokuhila” da “Le Frisur”, concept album del 1996 tutto dedicato ai capelli.

Giudizio personale: questa acconciatura è accettabile solo se stiamo parlando di David Bowie nella fase Ziggy Stardust.

David Bowie sulla copertina di "Aladdin Sane"

David Bowie sulla copertina di “Aladdin Sane”

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Torna come ogni dicembre l’appuntamento con la Parola dell’Anno, classifica dei dieci neologismi che hanno caratterizzato la lingua tedesca nei 12 mesi appena trascorsi. A stilare la classifica, come sempre, è la Gesellschaft für deutsche Sprache.

Fonte: www.gfds.de © ChaotiC_PhotographY - Fotolia.com

Fonte: http://www.gfds.de © ChaotiC_PhotographY – Fotolia.com

 
Wörter des Jahres 2012

1) Rettungsroutine
2) Kanzlerpräsidentin
3) Bildungsabwendungsprämie
4) Schlecker-Frauen
5) wulffen
6) Netzhetze
7) Gottesteilchen
8) Punk-Gebet
9) Fluch-Hafen
10) ziemlich beste
 
Rettungsroutine
Letteralmente “routine di salvataggio”, si riferisce alle continue misure economiche di aiuto ai paesi europei in difficoltà. La GfdS mette in luce il contrasto fra “salvataggio”, ossia una pratica di emergenza che si suppone serva solo in casi estremi, e “routine”, che richiama invece un’azione abituale.

Kanzlerpräsidentin
Fusione delle parole “Cancelliere” e “Presidentessa”, riferita ad Angela Merkel e a certi suoi atteggiamenti da pacificatrice che solitamente caratterizzano il Presidente della Repubblica e non il capo dell’esecutivo.

Bildungsabwendungsprämie
Parola composta da 3 termini e impossibile da tradurre in italiano: significa più o meno “premio di dissuasione dallo studio”. Si tratta di un’espressione usata dai detrattori dei sussidi familiari, convinti che il sussidio spinga i giovani tedeschi a riprodursi come conigli a spese dello stato invece di proseguire gli studi.

Schlecker-Frauen
Le “Donne Schlecker”, ossia le dipendenti della catena di drogherie rimaste senza lavoro a causa del fallimento del gruppo e che hanno inscenato numerose proteste nel corso dell’anno.

Wulffen
Com’era successo nel 2011 con “guttenbergen” (dal nome dell’ex Ministro della Difesa Karl Theodor zu Guttenberg), anche il verbo wulffen deve le sue origini a un uomo politico: Christian Wulff, ex Presidente della Repubblica costretto alle dimissioni in seguito a uno scandalo legato a finanziamenti agevolati e ai successivi tentativi di insabbiare il caso. Il verbo ha più significati: lasciare messaggi minatori in segreteria telefonica, accettare benefici legati alla propria carica pubblica e fare uscire la verità un pezzettino alla volta.

Netzhetze 
Versione tedesca e politically correct dell’espressione inglese “Shitstorm”, letteralmente “tempesta di merda”, usata soprattutto online per descrivere situazioni che degenerano nel caos, tipicamente riferita a blog, forum e qualsiasi sito nel quale si passa da semplici commenti a vere e proprie flame war. L’espressione “Shitstorm” è stata anche votata “Anglicismo dell’anno” nel 2011. Ai tedeschi piacciono proprio le classifiche lessicali…

Gottesteilchen
La “particella di Dio”, ossia il Bosone di Higgs, la cui esistenza è stata confermata quest’anno dai ricercatori del CERN.

Punk-Gebet
La “preghiera punk” che è costata il gulag alle Pussy Riot, colpevoli di avere osato protestare contro il grande zar Putin.

Fluch-Hafen
Gioco di parole nato dalla fusione di “Fluch”, cioè “imprecazione”, e “Flughafen”, “aeroporto”. Il termine si riferisce ai gravi ritardi che stanno caratterizzando la costruzione del nuovo aeroporto di Berlino, il Willy Brandt Berlin-Brandenburg Flughafen, la cui inaugurazione è stata più volte rimandata e i cui costi sono lievitati in modo spaventoso dall’inizio dei lavori. Sembra che un intero settore dell’aeroporto debba addirittura essere abbattuto prima ancora di essere ultimato per problemi irrisolvibili. I tedeschi, non abituati a tali inefficienze e sprechi di denaro, non l’hanno presa bene.

Ziemlich beste
Espressione che significa “abbastanza migliori” e che nasce da “Ziemlich beste Freunde” (letteralmente “Abbastanza migliori amici”), versione tedesca di “Intouchables”, film francese campione di incassi della scorsa stagione, uscito in Italia col titolo “Quasi amici”.

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In attesa di conoscere la parola dell’anno 2012, inauguro la rubrica della “parola del giorno”. Rubrica che non sarà però giornaliera: in questo periodo ho già i miei problemi a incastrare due lavori, palestra e impegni vari, non mi sembra il caso di aggiungere altro. Ma se non mi do una scadenza fissa forse (e la parola chiave della frase è forse) ce la posso fare.

L’idea è nata, come spesso succede, per caso: sto cercando un vocabolo nel dizionario e capito alla lettera G. Lo sguardo mi cade su “Gänsemarsch“, che in italiano si traduce con”fila indiana”, ma letteralmente significa “marcia delle oche”. Un’immagine molto carina in una lingua che viene spesso considerata dura e fredda per l’asprezza della pronuncia, ma che sa anche regalare piccole perle come questa.

Gäensemarsch

Gli Aristogatti © Walt Disney

Non so quando sarà il prossimo appuntamento con la parola del giorno, ma vista l’immensità del vocabolario tedesco, le occasioni non mancheranno di certo!

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Dopo la Parola dell’Anno, ecco i risultati della Non-Parola dell’Anno.

Espressione vincitrice del 2011 è Döner-Morde, traducibile con “I delitti del kebab”. No, non è il titolo di un B-movie anni ’70 (anche se Tomas Milian ci avrebbe fatto la sua porca figura), si tratta di una serie di omicidi di matrice razzista compiuti da un gruppo neonazista che prendeva di mira soprattutto immigrati di origine turca e mediorientale.

Al secondo posto troviamo Gutmensch, corrispettivo tedesco di “buonista”. L’espressione è in pratica il contrario di Wutbürger, parola dell’anno 2010, che si riferisce ai cittadini che scendono in piazza per esprimere apertamente il proprio dissenso nei confronti dell’autorità.

Medaglia di bronzo infine per Marktkonforme Demokratie, ossia “democrazia conforme alle regole del mercato”, espressione che implica una certa perdita di importanza dei valori democratici a favore dei meccanismi dell’economia di mercato.

Sarei curiosa di vedere quali potrebbero essere le “frasi dell’anno” di un’eventuale versione italiana. Per il 2012 credo proprio che in pole position troveremmo “Vada a bordo, cazzo!”

Foto: sxc.hu

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Scusate il ritardo. Non volevo lasciarvi sulle spine a struggervi per il risultato della Parola dell’Anno, davvero, non volevo. Quindi, per evitarvi ulteriore sofferenza, passo subito alla classifica.

Wort des Jahres 2011
1. Stresstest
2. hebeln
3. Arabellion
4. Merkozy
5. Fukushima
6. Burnout
7. guttenbergen
8. Killersprossen
9. Ab jetzt wird geliefert!
10. Wir sind die 99%

La parola vincitrice è, per una volta, abbastanza intuitiva. La seconda classificata, invece, prendendo a prestito un tormentone di Bisio di qualche anno fa, è un po’ intraducibile. Un corrispettivo italiano non l’ho trovato, quello inglese sarebbe “leverage”. Visto che nella spiegazione si parla di sfera finanziaria, sono andata a curiosare nel gergo economico e ho scoperto che “leverage” indica il “rapporto di indebitamento” di una società. In pratica “hebeln” si riferisce all’atto di contrarre un debito per salvarsi dal fallimento (o di concedere un prestito per salvare una società dal fallimento, non mi è ben chiaro se venga usato in forma attiva o passiva). In pratica quello che hanno fatto molte banche europee, nonché la Grecia, con i milioni gentilmente concessi dalla BCE.

Arabellion è invece l’unione di due parole (giochino linguistico che piace tanto ai giapponesi): Arabisch + Rebellion, per indicare le rivolte della Primavera Araba. Stesso meccanismo per Merkozy (Merkel + Sarkozy). Fukushima non ha bisogno di traduzioni e burnout ha lo stesso significato dell’inglese (mi piace pensare che l’equivalente italiano sia “il logorio della vita moderna”).

Ma la genialità tedesca raggiunge l’apice con guttenbergen, trasformazione in verbo del cognome dell’ex ministro della difesa Karl Theodor zu Guttenberg, finito al centro di una situazione alquanto imbarazzante quando si è scoperto che aveva scopiazzato allegramente parte della sua tesi di dottorato. Risultato: guttenbergare è diventato sinonimo di copiare, plagiare.

Killersprossen sono i “germogli killer” che hanno scatenato il panico la primavera scorsa, mentre le ultime due posizioni della top ten non sono proprio parole, ma slogan: la 9 è il motto col quale si è presentato Philipp Rösler, che ha sostituito Guido Westerwelle alla presidenza del Partito Liberaldemocratico, e vuol dire più o meno “Da adesso si vedranno i risultati”; la 10, abbastanza intuitiva, è la versione tedesca dello slogan di Occupy Wall Street “We are the 99%”, “Noi siamo il 99%”.

Per il momento è tutto. Ci risentiamo fra qualche giorno per i risultati della Non-parola dell’anno.

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Mea culpa. Negli ultimi mesi ho abbandonato questo blog al suo triste destino di isoletta deserta nell’immenso oceano del web. Ma ora che la fine dell’anno si avvicina posso finalmente tornare a parlare dell’argomento che più sta a cuore ai germanofili convinti: la parola dell’anno! I risultati dell’edizione 2011 della mitica classifica Wort des Jahres non sono ancora stati resi noti, ma sono sicura che i nostri cari amici krukki non ci deluderanno.

In attesa di scoprire quali saranno i neologismi vincitori, riporto le 3 espressioni che nel 2010 si sono piazzate in cima all’altra classifica tanto amata dagli estimatori della lingua di Goethe: la Unwort des Jahres, ossia la non-parola dell’anno. Perché i tedeschi non solo hanno una parola per tutto, ma anche una non-parola per tutto. A proposito, avete tempo fino al 31 dicembre per proporre la vostra non-parola, potete inviare i vostri suggerimenti all’indirizzo email vorschlaege @ unwortdesjahres.net.

Unwort des Jahres 2010

1) Alternativlos = senza alternative (unica soluzione possibile)
2) Integrationsverweigerer = chi si oppone all’integrazione
3) Geschwätz des Augenblicks = chiacchiera del momento

Altro che sorrisetti d’intesa fra Sarkozy e la Merkel, spread ballerini e discorsi infiniti su Eurobond sì Eurobond no, queste sono le notizie che interessano ai veri German-nerds.

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Fonte foto: WunderPhotos

La lingua tedesca è sempre fonte di grandi soddisfazioni. All’ultima sono arrivata per vie traverse, passando prima dall’inglese.

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un piccolo sondaggio linguistico e una delle domande era “Come chiamate il momento in cui piove mentre c’è il sole”? Oltre ad avere imparato un termine che non conoscevo (per la cronaca, si dice “sunshower” ), ho scoperto che esiste tutta una serie di modi di dire legati al fenomeno in questione, la maggior parte dei quali tira in balli diavoli, streghe o animali selvatici.

Già sapevo che dalle mie parti si dice “al diaul al sa spusa”, cioè “il diavolo si sposa”; la versione americana è “the devil is beating his wife” (“il diavolo picchia sua moglie”), ma esiste anche una variante meno cruenta, dove il diavolo bacia la moglie invece di prenderla a mazzate. In Francia invece, forse in preda ad una crisi di mezza età, picchia la moglie e sposa la figlia.

Altre figure molto gettonate, che compaiono in lingue e culture diverse e distanti fra loro, sono le volpi: dall’Inghilterra meridionale al Giappone, passando per la Calabria e l’Armenia, sembra che alle volpi piaccia sposarsi proprio quando pioggia e sole compaiono contemporaneamente nel cielo. In altri paesi i matrimoni riguardano invece topi, iene, orsi e bestie varie.

E poi ci sono le streghe, che si divertono a pettinarsi e farsi le trecce, o almeno così si dice in alcune parti del Veneto e della Catalogna (la regione spagnola, non l’ortaggio).

Ma tutto questo cosa c’entra col tedesco? C’entra eccome, perché, tanto per cambiare, la versione teutonica è quella più lunga e complicata, e batte perfino quella francese: “Wenn’s regnet und die Sonne scheint, so schlägt der Teufel seine Großmutter: er lacht und sie weint”, ossia “Quando piove mentre c’è il sole, il diavolo picchia sua nonna: lui ride e lei piange”.

Proprio un brutto cattivone, questo diavolo.

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