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Scene da campagna elettorale

L’esito delle elezioni tedesche non ha sorpreso nessuno: grande vittoria di Angela Merkel, l’unico dubbio è quale partito sceglierà per creare la coalizione di governo. Ammetto di non aver seguito per niente la campagna elettorare, ma attraverso la rubrica “Italians” di corriere.it ho scoperto due perle.

1) Il colorito (e colorato) manifesto del partito repubblicano, che sfrutta un gioco di parole non proprio raffinato:

REP 2013

“Arsch” letteralmente significa “culo”, ma qui si può tradurre come “Quale stronzo voterai a settembre?”

2) L’infelice motto scelto dal candidato SPD Peer Steinbrück “Sie haben es in der Hand!“, che suona più o meno “È nelle vostre mani!”, ma anche “Ce l’avete in mano!” Sottinteso: “il destino della nazione”. Non sto qui a dirvi come sono stati prontamente “ritoccati” i manifesti nelle strade tedesche…

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Avevo già pronto un post a tema linguistico, quand’ecco che sulla mia strada compare un cartellone. Non ha nulla a che fare con Berlino o la Germania, ma ho voluto condividere il momento di straniamento (anzi, tiriamo in ballo Brecht e chiamiamolo pure Verfremdung) che ho provato quando me lo sono trovato davanti.

Essendomi trasferita a Berlino poco prima delle elezioni tedesche, di manifesti elettorali ne ho visti parecchi, da quelli scritti in turco a quelli con il trio Marx-Engels-Lenin. Solitamente si cerca uno slogan accattivante per attirare l’attenzione dell’elettorato, ma a volte la fantasia latita e si prendono in prestito citazioni più o meno colte. Per le elezioni del 2008 il PD aveva risolto la faccenda col minimo sforzo possibile, ossia traducendo il motto di Obama “Yes, we can“. Non potevano certo immaginare che quel “Si può fare” gli si sarebbe potuto ritorcere contro:

Fonte: www.repubblica.it

Chissà chi è invece il genio dietro alla nuova campagna di Rotondi:

Fonte: biodiversitamilano.blogspot.com

A proposito, qualcuno mi sa spiegare il motivo di cotanto dispiegamento di mezzi pubblicitari? Si è candidato? A quale carica? Dove? Perché? Con lo stipendio da Ministro fa fatica ad arrivare a fine mese? E soprattutto, come l’avrà presa la Galbani?

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Berlino la verde

Quando la nostalgia di Berlino si fa sentire – e ultimamente capita abbastanza spesso – vado a cercare qualche notizia d’oltralpe, così, tanto per non perdere il filo. L’altro giorno, invece, è stata la notizia a trovare me. Apro L’Espresso e mi imbatto nel titolo “Onda verde su Berlino”. In estrema sintesi: i Verdi, che in Italia sono ormai dati per dispersi, stanno approfittando del calo di consensi dei due partiti di governo, la CDU di Angela Merkel e la FDP di Guido Westerwelle, e insidiano perfino la supremazia dei partiti di sinistra nella capitale.

Berlino, oltre ad essere la capitale della Germania, è anche un Land a sé, una vera a propria città-stato (come Brema e Amburgo), e negli ultimi 10 anni è stata governata da una “rot-rote Koalition”, una coalizione formata da SPD (sinistra moderata) e Linke (partito di sinistra nato dalle ceneri della SED, il partito unico della DDR). Nonostante sia una delle capitali europee più amate, soprattutto dai giovani, è anche uno dei Länder più poveri e il suo slogan è ormai diventato “Arm, aber sexy”: “poveri ma sexy”. Il fatto che in una città tradizionalmente orientata a sinistra l’elettorato si stia spostando in direzione dei Verdi non dovrebbe sorprendere più di tanto, ma, come fa notare l’autore dell’articolo, i Grünen non sono votati solo da universitari idealisti ed ecologisti fricchettoni; anzi, sono soprattutto gli elettori del ceto medio a sceglierli, quei radical-chic benestanti che possono permettersi di fare la spesa nei tanti supermercati bio e vogliono energia pulita proveniente da fonti rinnovabili, anche se più costosa rispetto a quella prodotta dalle centrali nucleari o derivante da combustibili fossili.

Ero a Berlino durante le elezioni tedesche del 2009 e un articolo che analizzava il voto cittadino mi ha colpito. Un grafico mostrava come, a vent’anni dalla caduta del muro, la città fosse ancora nettamente divisa: i quartieri dell’ex Berlino Ovest avevano votato CDU, quelli dell’ex Berlino Est Linke ed SPD. Ma nei quartieri di Mitte e Prenzlauer Berg, in pratica il centro storico e la zona chic-alternativa della città, la maggioranza era andata proprio ai Verdi.

Se “l’onda verde” dovesse estendersi ad altre zone della città, il sindaco Klaus Wowereit dovrà stare attento a non farsi soffiare la poltrona.

 

Fonte: purtroppo non ho trovato l’articolo sul sito de L’Espresso. Sul sito di Legambiente si trova però una scansione dell’originale (scritto da Stefano Vastano):

http://www.legambiente.eu/associazione/rassegnaStampa/articolo.php?id=14409

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Lo scorso weekend ho partecipato a Das Bankentribunal, una manifestazione organizzata dall’associazione Attac durante la quale sono state analizzate le cause che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008 e i vari “colpevoli” messi sotto accusa. Il tutto sotto forma di processo, con tanto di giuria, testimoni e avvocati dell’accusa e della difesa. A fare da contorno una serie di workshop, spettacoli teatrali e musica dal vivo. Il tutto si è svolto nel Volksbühne, uno dei teatri più famosi di Berlino (e che io ero convinta fosse legato in qualche modo al nazismo, vista l’architettura, ma mi sbagliavo).

Breve sunto del programma.

Venerdì sera: presentazione del tribunale, spettacolo teatrale con due attori del Volksbühne e cabaret con Urban Priol e Georg Schramm. Purtroppo non sono riuscita ad apprezzare appieno lo spettacolo di cabaret per problemi linguistici, i continui cambi di dialetto faranno anche ridere i nativi, ma per me povera straniera erano un tantino difficili da seguire. Quello che sono riuscita a capire comunque era uno spasso, soprattutto l’imitazione del Presidente della Repubblica che gioca a bingo. Perfino il compostissimo pubblico tedesco era piegato in due dalle risate. Gli attori del Volksbühne hanno invece presentato vari reading, uno dei quali trattava della “Bolla dei tulipani” nell’Olanda del XVII secolo: in pratica la prima crisi di borsa causata dalla speculazione. È triste notare come da allora non sia cambiato praticamente nulla.

Sabato: apertura del processo, con la presentazione di vari capi d’accusa rivolti a politici e manager, e discussione di tematiche legate alla crisi economica in diversi workshop: quello che ho seguito io era incentrato sull’ecologia e su come i grandi gruppi finanziari non abbiano alcun interesse a finanziare progetti di dimensioni medio-piccole, con la conseguenza che la maggior parte dei finanziamenti vengono stanziati per la costruzione di nuove centrali nucleari. Chicca della giornata: il politico dell’SPD che arriva in ritardo perché ha preso il taxi da Alexanderplatz, che dista una fermata di metropolitana dal teatro. Mossa furbissima, soprattutto visto che doveva parlare di ecologia.

In serata mi sono fatta due risate al mini-concerto di Bela B e Olli Schulz, e sono rimasta per il Dj-set a seguire, durante il quale ho anche avvistato il figlio di Klaus Kinski. (Celebrity Spotting #3) La sala principale del teatro, intanto, era stata trasformata in un’enorme discoteca, con tanto di gigantesca palla specchiata (in realtà composta da decine di proiettori, l’effetto era impressionante) appesa sopra al palcoscenico.

Domenica: lettura del verdetto e ulteriori workshop. Purtroppo non ce l’ho fatta ad esserci, visto che le attività si sono svolte di mattina e io ero distrutta.

Giudizio sintetico: un’idea interessante realizzata molto bene, sono contenta di avere partecipato.

Logo Bankentribunal: © Attac Deutschland

Foto: © Alessandra Ocarni

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Oggi ho commesso un grave errore: sono uscita senza macchina fotografica. Quindi non posso condividere le immagini di una ballerina di flamenco che si esibiva per strada con un pupazzo per compagno, né le acrobazie dei cigni in immersione verticale nel Landwehrkanal. Mea culpa.

Posso però parlare della campagna elettorale. Domenica ci sono le elezioni e tutte le strade sono tappezzate di manifesti. Accanto alle classiche gigantografie di Angela Merkel (non molte, a dire il vero), ho notato molti poster abbastanza piccoli appesi ai pali della luce. E non sono abusivi (concetto credo del tutto sconosciuto alla mentalità tedesca), qui si usa così.

I più divertenti sono quelli dei partiti di sinistra: si va dalla foto di una ragazza in jeans a vita bassa che sfoggia il nome del partito tatuato sul fondoschiena, al fumetto del candidato che avanza come se fosse nel quadro “La libertà che guida il popolo” di Delacroix, fino al poster col motto “Bio, Baby!”

Ma il mio preferito è questo manifesto del Partito Comunista Tedesco:

Krisenberater

La scritta significa “I nostri consulenti anticrisi”. Pubblicitari di tutto il mondo, unitevi!

Fonte foto: www.dkp-online.de

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