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Il titolo di questo post non si riferisce alla nazionale italiana, tornata a casa con la coda tra le gambe dopo avere fatto una figuraccia paragonabile solo a quella della Francia. È invece il titolo comparso sulla prima pagina del quotidiano tedesco Bild il giorno dopo la finale di Champions League Inter-Bayern Monaco. Me lo ricordo bene: ero a Berlino con i miei genitori, ed è stata una serata epica.

I miei dovevano venire a trovarmi e, un paio di settimane prima del loro arrivo, mi ero resa conto che la finale si sarebbe giocata proprio durante la loro vacanza berlinese. Non avevamo un televisore in casa, quindi mi sono messa a cercare un posto dove poter guardare la partita. Erano anni che mio padre aspettava di rivedere l’Inter in finale, non potevo certo chiedergli di rinunciare per colpa mia. Alla fine ho optato per una birreria poco lontana da dove abitavo e, fortunatamente, ho pensato di prenotare in anticipo: i posti ancora disponibili erano quasi finiti.

Certo mi aspettavo di trovare molti tifosi del Bayern, ma allo stesso tempo pensavo che ci sarebbero stati altri italiani. E comunque i bavaresi non sono molto amati a Berlino e speravo di trovare anche qualche tifoso dell’Hertha BSC che, reduce dalla retrocessione in Serie B, volesse gufare un po’ contro i vincitori della Bundesliga. Invece ci siamo ritrovati in quella che sembrava una scena uscita da una commedia degli equivoci: tre italiani, dei quali solo io parlavo tedesco, circondati da krukki in maglia rosso-bianca. Diciamo che la mia maglia nero-azzurra spiccava un pochino.

Il clou della serata, comunque, è stato il sottile tentativo dei nostri vicini di tavolo di cacciarci dal locale: mentre il cameriere stava riportando dei boccali vuoti al banco, lo hanno fermato e gli hanno detto: “Porta il conto a quelli là, vogliono andare via.” Di certo non si aspettavano che io rispondessi, in tedesco: “No, guarda, non vogliamo andare da nessuna parte.”

Come ciliegina sulla torta, alla fine della partita mia madre, sprezzante del pericolo, ha fatto comparire dal nulla tre sciarpe nero-azzurre e le ha sbandierate in faccia agli sconfitti. A quel punto ho iniziato a temere una reazione poco simpatica da parte dei tifosi del Bayern. Ma non è successo nulla. Hanno passato 90 minuti a urlare, applaudire e insultare l’arbitro (tutto il mondo è paese), ma nulla di più.

Il giorno dopo, in edicola, ho visto il suddetto titolo, corredato da una foto dei giocatori del Bayern che lasciavano il campo mogi mogi. La Bild non è certo un quotidiano di spessore (è l’equivalente tedesco del Sun), ma alla luce delle prestazioni della nazionale allenata da Löw, ribattezzata da mio padre “rullo compressore”, forse questa volta ci hanno azzeccato. Anche se, da brava italiana superstiziosa, inviterei i giornalisti teutonici a non festeggiare prima del tempo (mi ricordo ancora la “Pizza Arrivederci” comparsa sempre sulla Bild prima della semifinale Italia-Germania nel 2006) e a seguire il suggeriemnto del mitico Trap: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco!”

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